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L’idrokinesiterapia nel trattamento dell’osteoporosi

In quali casi è assolutamente necessario ricorrere alla vasca e all’idrokinesiterapia? Siamo andati a chiederlo al nostro direttore tecnico: il Dottor Fabio De Ruvo. 


Buongiorno Dottor De Ruvo, iniziamo subito con le domande: quali sono le persone che possono giovare maggiormente della riabilitazione in acqua?


L’idrokinesiterapia è particolarmente diffusa negli ultimi decenni, trovando applicazione in ambiti sempre più vasti. Le proposte terapeutiche specifiche si sono progressivamente moltiplicate e sono state finalizzate a situazioni differenti. In relazione alla tipologia del paziente (differenze per età, sesso, storia clinica, caratteristiche antropometriche e fisiche, etc.), alla patologia (traumatica, acuta, cronica e/o di altro tipo) e al tipo di trattamento (pre-operatorio, post-operatorio o conservativo). Potremmo dire che ogni paziente può beneficiare dell’esecuzione di una parte del programma riabilitativo in acqua.

Quali sono i benefici del ricorso al mezzo acquatico?


Come è noto, l’ambiente acquatico offre diversi effetti benefici sull’apparato locomotore, in particolare la riduzione del carico meccanico sull’apparato osteoarticolare dovuto allo scarico gravitazionale, il drenaggio linfatico e vascolare dovuto alla pressione idrostatica e la diminuzione del tono muscolare di base. Tra i vantaggi si può individuare anche la possibilità di muoversi in un ambiente a-traumatico e confortevole: questa caratteristica è particolarmente utile nella gestione dell’osteopenia/osteoporosi e  dei disturbi dell’equilibrio e del cammino che riguardano l’anziano.

Qual è l’incidenza dell’osteoporosi in Italia?

Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa. Secondo i dati del Ministero della Salute il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi. Si tratta di numeri in continua crescita, soprattutto in relazione all'aumento dell'aspettativa di vita. Per un 40% l’osteoporosi negli over 65 è conseguenza della frattura di femore, vertebra o polso.
Le fratture da fragilità per osteoporosi hanno rilevanti ricadute, sia in termini di mortalità che di disabilità motoria, con elevati costi sia sanitari sia sociali. La loro incidenza è maggiore con l’aumentare dell’età e riguarda specialmente le donne. 

Quali sono i fattori che possono influenzare la “salute” ossea?

Sebbene la maggior parte delle variazioni nelle condizioni di densità minerale ossea vengano attribuite a fattori genetici, il tessuto osseo è considerato un tessuto dinamico in continuo rimodellamento e capace di rispondere a vari stimoli. Lo stile di vita e i fattori ambientali, come nutrizione, fumo, assunzione di alcool e attività fisica possono contribuire fino al 20-40% della sua qualità. Allo stesso modo, prolungati periodo di inattività e scarico gravitazionale (allettamento) hanno effetto negativo sulla massa e sulla struttura ossea. Inoltre è ben documentato che la contrazione muscolare può incrementare positivamente la stimolazione sul tessuto osseo, soprattutto quella generata dal carico dinamico.

 

Perché proprio in acqua?

Se è chiaro che l’attività fisica sia un efficace approccio non farmacologico capace di migliorare la qualità ossea, è altrettanto vero che non tutte le tipologie di esercizio sembrano avere la stessa efficacia. Ad oggi, gli esercizi antigravitari o quelli ad alto impatto sembrano avere gli effetti osteogenici più positivi.
Tuttavia, l’invecchiamento è spesso associato al declino fisico e le condizioni fisiche potrebbero non permettere attività impegnative. Problemi articolari, patologie cardiovascolari o dismetaboliche, disturbi del cammino e dell’equilibrio possono costituire un ostacolo insormontabile ad un lavoro di prevenzione o riabilitazione delle patologie dell’osso con esercizi di una elevata intensità. 
In questo caso potrebbe esserci molto utile il ricorso all’idrokinesiterapia proprio per le sue caratteristiche fisiche. Gli esercizi eseguiti in acqua presentano un minor carico articolare dovuto alla spinta di galleggiamento ed un minor rischio di caduta rispetto all’attività a secco, facendone un’attività altamente consigliata per la terza età o in gruppi di persone in condizioni debilitate o a rischio, con grandi benefici neuromuscolari e cardiometabolici.
Avendo a disposizione una vasca idonea, possiamo così ragionevolmente introdurre un programma di esercizi specifici, modulandoli sulla nostra popolazione di pazienti.

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