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La riabilitazione neurologica raccontata dalla Dottoressa Alessandra Florio

Cosa s'intende per riabilitazione neurologica, quando è necessaria e come viene attuata nel programma riabilitativo? Siamo andati a chiederlo alla Dottoressa Alessandra Florio (Medico Chirurgo-Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione)

Cosa si intende con riabilitazione neurologica?

La riabilitazione neurologica si occupa del recupero funzionale di persone affette da patologie del Sistema Nervoso (sia centrale che periferico). Le problematiche che affliggono queste persone e che le spingono a rivolgersi ad un centro riabilitativo, sono di solito legate al livello di disabilità e di perdita funzionale. Per essere chiari, ecco cosa potrebbero lamentare: cammino male e mi stanco facilmente, non riesco più ad usare la mano come prima, sono insicuro e perdo facilmente l’equilibrio.
La riabilitazione delle persone con disabilità può essere definita come un processo diretto a mantenere i migliori livelli funzionali possibili in ambito fisico, sensoriale, intellettivo, psicologico e sociale (definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

In quali casi è indicata? 

La riabilitazione neurologica quindi può essere utile a pazienti in esiti di vasculopatia cerebrale come ictus ischemici ed emorragici (emiparesi), di malattie demielinizzanti (es sclerosi multipla), atassia, malattie degenerative, disturbi del movimento (es. malattia di Parkinson, distonie, tremori), neuropatie periferiche, malattie neuromuscolari, disturbi di coordinazione motoria dell’età evolutiva, esiti di PCI, poliomielite, trauma cranico, lesione midollare, postumi di interventi di neurochirurgia ecc...

Come si attua il programma riabilitativo?

Tutte le patologie che danno luogo alla necessità di una riabilitazione neurologica sono complesse da trattare ed i migliori risultati si ottengono con un approccio su più fronti.  Con frequenza si ricorre a logopedia e terapia occupazionale.
Il programma riabilitativo di un paziente neurologico deve comprendere tutte le cure necessarie per recuperare nel miglior modo possibile le funzioni motorie e cognitive perse con la malattia. Qualora non sia possibile un recupero completo, ci si occupa di individuare le strategie più adatte per permettere al paziente di utilizzare al meglio il patrimonio motorio residuo e di ridurre quanto più possibile le conseguenze sociali e ambientali della disabilità.
Le tecniche di cui si avvale la neuroriabilitazione si fondano sulla conoscenza delle strettissime connessioni anatomiche e funzionali esistenti tra gli organi effettori del movimento (muscoli, articolazioni, tendini) e l’organo di comando (il sistema nervoso). In sintesi, dalla consapevolezza che ogni nostra attività motoria viene comandata e continuamente controllata dal sistema nervoso, deriva la possibilità di agire in maniera terapeuticamente significativa su una struttura nervosa lesa o sofferente, mediante stimoli sensitivi estero e propriocettivi applicati sugli organi di movimento comandati dalla struttura nervosa stessa.
Gli interventi riabilitativi prevedono tecniche di neurofacilitazione, ricondizionamento neuromotorio (anche con metodo Bobath) e idrochinesiterapia. 

 

 

 


 

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Isocinetica: cos'è e in cosa consiste?

Quella isocinetica è una metodica di allenamento, riabilitazione e valutazione funzionale. Nata nei lontani anni cinquanta, ha iniziato però a diffondersi soprattutto negli Stati Uniti intorno agli anni settanta, grazie alla costruzione delle prime macchine specifiche.

La peculiarità di queste macchine è quella di disporre di un dinamometro, elettromagnetico o idraulico, in grado di mantenere una velocità angolare costante (iso-cinetica) e controllata nell’arco di movimento stabilito. Raggiunta la velocità impostata, dopo la fase iniziale di accelerazione, la macchina assorbe la forza applicata in eccesso. Non consente quindi l’accelerazione poiché è la resistenza che si accomoda. 

Permette un rinforzo muscolare molto rapido poiché ad ogni istante, grado per grado, si lavora al proprio carico massimale. Normalmente, anche nelle macchine mono-articolari, il lavoro viene eseguito in entrambe le direzioni, ovvero muscolatura agonista ed antagonista ( ad esempio in flesso-estensione del ginocchio, in andata lavorano gli estensori ed al ritorno lavorano i flessori). Inoltre, l’esercizio viene monitorato in diretta sullo schermo del computer  fornendo un feedback visivo molto stimolante e registrato, Questo permette di confrontare sessioni di lavoro eseguite in momenti diversi oppure di comparare arto sano ed arto leso.

In riabilitazione viene utilizzata associata a tutte le altre metodiche di rinforzo muscolare, oltre che per sorvegliare i progressi ottenuti attraverso dei test programmati. 
All’AZIMUT abbiamo da subito utilizzato questa metodica, fin dagli anni novanta con un Cybex Orthotron, ora utilizziamo un Byodex System 3, macchina di ultimissima generazione.

 

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L’importanza della fisioterapia dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore

La rottura del legamento crociato anteriore è un infortunio ricorrente in molti sport e ad ogni livello: esso rappresenta il 2% degli gli infortuni calcistici. Tale legamento è necessario per la stabilità torsionale del ginocchio: è indispensabile effettuare un intervento di ricostruzione per rientrare all’attività sportiva. Dopo l’operazione inizia il percorso riabilitativo, approfondiamo l'argomento con il fisioterapista Federico Sonnati.

Quanto conta la riabilitazione dopo la ricostruzione del crociato?

Il corretto percorso riabilitativo è importante quanto l’operazione: senza il recupero del buon uso di ginocchio e arto inferiore, l’operazione non può avere i risultati sperati. I rischi sono la recidiva di rottura o il mancato rientro allo sport per l’insicurezza data dall’articolazione debole e instabile, vanificando di fatto i sacrifici che l’operazione ha comportato.
Se l’operazione è andata a buon fine, una corretta rieducazione garantisce il ritorno allo sport: dati alla mano, il 100% dei calciatori professionisti europei che hanno affrontato il suddetto infortunio negli ultimi 15 anni sono rientrati alla competizione in un tempo medio di 5/6 mesi.

Come si svolge la fisioterapia post-operatoria?

Qualunque sia la tecnica operatoria utilizzata, normalmente le sedute iniziano a due settimane dall’intervento, mentre il paziente utilizza ancora le stampelle per camminare. Nelle prima fase della riabilitazione gli obiettivi sono la rieducazione al cammino, il recupero dell’articolarità del ginocchio e il rinforzo dell’arto inferiore. Per perseguire queste finalità ci avvaliamo di tre componenti:
- Il trattamento manuale da parte del fisioterapista, tramite massaggio a muscolatura e tessuti molli per velocizzarne la guarigione ed effettuando le appropriate manovre di mobilizzazione dell’articolazione: il trauma dato dall’operazione irrigidisce notevolmente il ginocchio, che dev’essere trattato nei tempi e nei modi giusti per recuperare la libertà di movimento.
- La ginnastica in acqua, fondamentale nelle prime fasi per i vantaggi che l’assenza di peso comporta.
- Il rinforzo tramite macchinari ed elettrostimolatore.
La prima fase della riabilitazione dura circa 3 mesi, in cui vengono proposti esercizi a difficoltà crescente, inserendo attività in carico, di propriocezione e globali per l’arto inferiore.
A circa 4 mesi dall’operazione, equipe e paziente concordano un programma di lavoro autonomo della durata di 2 mesi circa, da effettuare anche sul campo.
A 6 mesi dall’intervento, si iniziano a svolgere esercizi funzionali all’attività sportiva per accompagnare gradualmente l’atleta al ritorno allo sport, che, salvo complicanze, può essere ripreso a 7/8mesi dall’operazione.

Il ginocchio operato può recuperare al 100%?

L’obiettivo del nostro lavoro è sempre la restitutio ad integrum. Quando l’operazione va a buon fine, niente impedisce di far tornare l’arto inferiore leso al suo corretto funzionamento. Per il raggiungimento di tale obiettivo, però, è necessario svolgere il corretto percorso riabilitativo, rispettando tempi e sedute, con la profusione del giusto impegno da parte del paziente. La prevenzione delle recidive, così come le buone sensazioni di forza e stabilità, si costruiscono allenando l’arto allo sport. La ricostruzione del legamento ripristina la struttura articolare, la riabilitazione ricostruisce la muscolatura e soprattutto, il controllo attivo della gamba, vale a dire le due componenti fondamentali per ‘sentire bene’ il ginocchio e dimenticare di aver subito l’operazione durante le attività che ci piacciono.

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