News _

Fisioterapia e incontinenza urinaria

Come suggerisce il nome, si parla di incontinenza urinaria nei casi in cui si verifica una perdita involontaria di pipì. Può manifestarsi con poche gocce o con perdite più abbondanti e la fisioterapia può essere di supporto per aiutare a contrastarla.

Chi è maggiormente soggetto?

Si manifesta in modo più diffuso nelle donne ma può verificarsi anche negli uomini, in particolare a seguito di interventi chirurgici come la prostatectomia (intervento di rimozione totale o parziale della prostata).

Quali fattori la causano?

L’incontinenza urinaria può essere da sforzo o da urgenza. Nel primo caso la perdita avviene durante il movimento e gli sforzi (anche banalmente a causa di colpi di tosse e starnuti) in cui lo sforzo compiuto durante un’attività supera la capacità di controllo della muscolatura pelvica. A molte donne succede anche senza svolgere attività considerate “pesanti”, ma semplicemente sollevando piccoli pesi o durante attività sportive come la corsa. L’incontinenza da urgenza, invece, ha come sintomo il bisogno impellente di urinare, senza possibilità di rimandare.
Urgenza e sforzo possono talvolta comparire insieme.

In che modo la fisioterapia può essere di supporto?

Il trattamento è solitamente di tipo conservativo e prevede:

  • lavoro sulla muscolatura pelvica (di rinforzo ma non solo)
  • correzione di abitudini di vita quotidiana (che se scorrette possono indebolire molto la muscolatura)
  • miglioramento della postura e della respirazione

Nei nostri centri Azimut, la fisioterapia per l’incontinenza urinaria è un percorso personalizzato sul singolo individuo che inizia con un’attenta valutazione muscolare e posturale, cui possono seguire degli esami specifici per approfondire.
Tra le terapie più utilizzate, sono previsti:

  • esercizi specifici (tra cui esercizi con l’utilizzo di fitball)
  • trattamento manuale
  • stretching
  • elettrostimolazione
  • biofeedback
  • tecarterapia

Perché è importante intervenire?

L’incontinenza è un disturbo che compromette la vita sociale e che può modificare drasticamente le abitudini quotidiane. Per questo è importante superare i tabù legati ai ai disturbi del pavimento pelvico tramite l’informazione e la prevenzione.

Consigliamo di rivolgersi ad uno specialista per una valutazione, soprattutto in periodi delicati della vita come la gravidanza, il post-partum e la menopausa, senza sottovalutare piccole perdite che si verificano anche in età giovane (ad esempio praticando sport ad alto impatto come cross-fit, pallavolo e corsa).

Per maggiori informazioni, contattaci e fissa un appuntamento con i nostri specialisti:
☎ 015 27098 (Biella)
☎ 02 45495123 (Milano)
     

...
News _

Chi è il chinesiologo e cosa cura?

La chinesiologia è definita come terapia del movimento con il movimento e costituisce uno degli strumenti più importanti della rieducazione motoria. Questa scienza studia il movimento umano razionale attivo in tutte le sue forme e aree: intellettivo-cognitiva, affettivo-emotiva, fisico-motoria e sociale-relazionale.

Di cosa si occupa il chinesiologo?

Il chinesiologo - che ha conseguito una Laurea in Scienze Motorie (o diploma ISEF) - opera nell’ambito della posturologia ed è esperto del movimento umano sotto tutti i punti di vista: sportivo, rieducativo, preventivo, amatoriale e ludico.
A seconda delle necessità, applica le proprie conoscenze nella fisiologia, biomeccanica e pedagogia del movimento per raggiungere gli obiettivi fisici prefissati. Ad esempio: lavoro sulla postura, sulla performance sportiva, sulla rieducazione funzionale, sul potenziamento muscolare, sull’attività fisica.

Quando può intervenire?

Le aree di azione più comuni sono:

  • Allenamento sportivo e personal training
  • Ginnastica posturale e riequilibrio delle catene muscolari
  • Attività fisica adattata all’età evolutiva, adulta e anziana
  • Ginnastica respiratoria
  • Attività fisica adattata alle disabilità fisiche o alle disfunzioni del sistema metabolico-energetico.

Solitamente chi si rivolge a questa figura professionale?

Può essere di supporto a chiunque - anziani, adulti, adolescenti e bambini - che andranno a svolgere un lavoro personalizzato sulle proprie condizioni ed esigenze. L’approccio chinesiologico è sconsigliato solo a coloro che hanno patologie acute in corso e, chiaramente, chi non ha necessità d’intervento di natura sanitaria o riabilitativa.

Che ruolo ha il chinesiologo in Azimut Riabilitazione?

All’interno dei Centri Azimut - situati a Biella e Milano - il chinesiologo si occupa del riequilibrio delle catene muscolari e della ginnastica posturale, una disciplina che - tra le altre cose - ha l’obiettivo di migliorare la postura tramite il rinforzo del tono muscolare.
Spesso collabora con altre figure professionali - fisioterapisti, massofisioteristi etc. - per assicurare al paziente un programma riabilitativo personalizzato sulle proprie esigenze.
 

...
News _

Scoliosi in età pediatrica: l’importanza della diagnosi precoce

La scoliosi è una deviazione laterale della colonna vertebrale associata alla rotazione dei corpi vertebrali. Nella maggior parte dei casi interessa la fase di crescita dello scheletro durante la spinta puberale.

Cos’altro sappiamo della scoliosi?

La si definisce un dismorfismo, ossia una modificazione permanente e strutturale della colonna. Si distingue dall’atteggiamento scoliotico (anche conosciuto come paramorfismo e molto comune nei bambini e nei ragazzi) che spesso è causato dalle posture mantenute a scuola e durante lo studio in cui la colonna vertebrale presenta una deviazione totalmente correggibile e senza alcuna rotazione vertebrale o sporgenza (gibbo).

Quali sono le cause?

Nell’80% dei casi la scoliosi è idiopatica, ossia non se ne conosce la causa. Statisticamente sono colpiti dalla scoliosi idiopatica il 5-7% dei ragazzi in fase di crescita, con un rapporto di 7 a 1 delle femmine sui maschi. Circa il 10% di questi casi richiede un trattamento conservativo ortopedico e fisioterapico e, fortunatamente, solo lo 0,1-0,3% un intervento chirurgico per correggerne la deformità.

Pur non conoscendo l’esatta causa di insorgenza della scoliosi, si è visto essere una patologia con una forte influenza genetica e con un’alta percentuale di familiarità della trasmissione, che significa che se qualcuno in famiglia ce l’ha, è probabile che anche altri ne soffrano, sia pure con diversa gravità.

Solitamente quale trattamento si consiglia?

Il tipo di trattamento è totalmente personalizzato in base alla gravità della curva e all’età del paziente. Nei casi più lievi è sufficiente il monitoraggio clinico con visite specialistiche periodiche associato a un percorso fisioterapico di ginnastica correttiva.
Se la scoliosi è più pronunciata (intorno ai 20-40 gradi) è necessario indossare
un corsetto con spinte correttive realizzato rigorosamente su misura. Il trattamento conservativo con corsetto ed esercizi, se precoce, porta a grandi risultati sia nei confronti della curva scoliotica sia dell’estetica del corpo.

A quali benefici porta una diagnosi precoce?

È importante continuare a sensibilizzare la popolazione per stimolare controlli precoci e la conseguente diagnosi. Riconoscere la scoliosi già dai primi sviluppi è fondamentale per poter evitare l’evolutività della curva, migliorare l’estetica e trattare la patologia nelle fasi iniziali così da evitare l’intervento chirurgico.

Ci sono degli accorgimenti per i genitori?

L'osservazione della schiena dei piccoli pazienti deve iniziare dai genitori e continuare con il pediatra.
L'estate è il momento ideale per osservare la schiena del proprio figlio: con un abbigliamento più leggero, sulla spiaggia o in piscina è sicuramente più facile evidenziare asimmetrie corporee e deformità della colonna.
Attenzione dunque ai campanelli d’allarme:

  • alterazione dell’altezza delle spalle e delle scapole
  • alterazione della forma dei fianchi
  • squilibrio del tronco verso destra o verso sinistra

L’appello del team Azimut è di non avere timore di ricorrere al pediatra anche in caso di dubbio o preoccupazione, che a sua volta tranquillizzerà il genitore o consiglierà una visita specialistica con il medico ortopedico o con il fisiatra.
  

...
News _

Fitball: come e quando usarla

La fitball è un pallone gonfiato ad aria inventato negli anni ’60 del secondo scorso come gioco per bambini. Solo negli anni Novanta ha iniziato ad essere utilizzato anche in ambito fitness, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il resto del mondo. Grazie alla sua versatilità, ha trovato utilizzi diversi in numerose discipline, compresa la fisioterapia.

A cosa serve la fitball?

Caratterizzata dalla possibilità di regolarne la pressione interna e alla disponibilità in diversi diametri (35 - 90 cm), la fitball è uno strumento adattabile alle diverse capacità funzionali e alle dimensioni corporee di chi la utilizza.
Nello specifico, può essere impiegata in ambito sportivo anche da atleti professionisti:

  • per il rinforzo dei grossi muscoli del tronco
  • per l’allenamento del core, eseguendo esercizi che lavorino sulla muscolatura profonda del tronco
  • per il rinforzo di braccia e gambe, appoggiando il tronco sulla palla e utilizzando gli arti per mantenere la stabilità
  • per svolgere esercizi specifici per l’equilibrio anche di difficoltà estrema
  • per esercizi sport specifici consigliati dal preparatore atletico

Quando si utilizza la fitball in ambito riabilitativo?

Sempre più spesso costituisce un valido supporto nei programmi riabilitativi personalizzati che vengono formulati dal fisiatra tenendo in considerazione le necessità e le capacità funzionali del paziente.

Risulta particolarmente utile per la riabilitazione neurologica perché favorisce il recupero neuromotorio a seguito di eventi acuti come l’ictus o per fronteggiare patologie che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale (sclerosi multipla, distrofie muscolari, Parkinson, demenza etc.). Inoltre, sfruttando l’instabilità della palla, è utile per gestire problematiche dell’equilibrio di varia origine, favorendo anche la coordinazione.

È molto utilizzata anche in ambito ortopedico per:

  • il recupero specifico di arti infortunati e/o dopo un intervento chirurgico (lavorando sulla mobilizzazione assistita, sul rinforzo e sulla propriocezione)
  • la rieducazione di problematiche del rachide, utilizzando una palla del giusto diametro e svolgendo esercizi di mobilizzazione e rinforzo del core
  • lo stretching, con la possibilità di portare il corpo in graduale allungamento sfruttando l’appoggio “cedevole” della gomma

Fitball e gravidanza: cosa è meglio fare?

In condizioni ottimali e a seguito del via libera del proprio medico di riferimento, la fitball si rivela un ottimo strumento anche per le donne incinte.
Può essere impiegata come comodo supporto per esercizi da sedute o da sdraiate per la stimolazione di gruppi muscolari che, proprio a causa dell’aumentato volume addominale e della pressione sul pavimento pelvico, necessitano di tonicità e forza.

 

 

 

Non perderti anche gli altri video di esercizi con l'utilizzo della fitball, pensati per essere sovlti comodamente a casa. Li trovi qui.

...
News _

Parliamo dei disturbi temporo-mandibolari con Giulia Robecchi, fisioterapista e osteopata nella sede Azimut di Milano

Le articolazioni temporo-mandibolari - anche chiamate ATM - sono due, una per ogni lato del viso e uniscono l’osso mandibolare all’osso temporale del cranio.

Ciao Giulia, qual è la funzione delle ATM?

La principale funzionale delle articolazioni temporo-mandibolari è di permettere il movimento della mandibola per la masticazione e la fonazione.

Quali sono i sintomi più comuni?

I disturbi possono manifestarsi sotto forma di:
• dolore o sensibilità alla mascella o a livello dell’articolazione
• difficoltà di masticazione
• blocco dell’articolazione che rende difficile l’apertura o la chiusura della
bocca
• cefalea
• male agli occhi e/o alle orecchie • vertigini
• acufeni
• rigidità di spalle e collo.

In alcuni casi, oltre al dolore, si sente anche un “click”: di cosa si tratta?

All’interno dell’ATM è presente un disco di cartilagine (menisco) che ha la funzione di evitare l’attrito tra le ossa che la compongono (temporale e mandibolare).
Si parla di click mandibolare quando, a causa dell’incordinazione disco-condilare, si avverte un rumore durante alcuni movimenti.

Le cause sono da ricercare nell'anomalo combaciamento dei denti (occlusione dentale) che può provocare un'alterata meccanica mandibolare, alterando così tutto il sistema muscolo-articolare correlato.
La perdita dell'equilibrio di questo sistema avviene in seguito all’esaurimento delle capacità di adattamento a condizioni non ottimali, soggettive di ogni persona. Di conseguenza, si avrà il cedimento delle strutture muscolo articolari di sostegno

Da cosa possono essere causati i disturbi?

Per quanto riguarda le cause, ne esistono diverse. Spesso i disturbi temporo-mandibolari possono essere determinati da una combinazione di fattori: ad esempio alterazioni posturali, malocclusioni, genetica, bruxismo (serrare i denti durante il sonno), fattori psicologico/emozionali, patologie
come artrite e artrosi. A volte, possono insorgere anche a seguito di un trauma.

Come si può intervenire e a chi ci si deve rivolgere?

Il trattamento per disordini delle articolazioni temporo-mandibolari richiede un lavoro terapeutico integrato che comprenda più figure professionali, tra cui il fisioterapista, l’odontoiatra, l’otorinolaringoiatra e l’osteopata.
Ogni patologia e ogni paziente richiedono un trattamento specifico, definito dal progetto riabilitativo personalizzato, che tiene conto del quadro patologico e delle caratteristiche fisiche del paziente.

L’osteopata può intervenire attraverso tecniche di terapia manuale, ad esempio per correggere le alterazioni del movimento, intervenendo sia sul tratto cervicale (in particolare sulle prime vertebre) sia sul cranio. Inoltre, può utilizzare tecniche di rilascio miofasciale per agire su contratture e trigger points fonti di dolore.

Il fisioterapista, invece, può:

  • utilizzare la terapia manuale
  • proporre esercizi specifici per rinforzare la muscolatura stabilizzatrice e migliorare l’equilibrio di forza tra le due articolazioni
  • consigliare automibilizzazioni che il paziente può svolgere in autonomia a casa per coadiuvare il trattamento e ridurre la sintomatologia in caso di riacutizzazione dei sintomi

In ogni caso, si consiglia di rivolgersi al proprio Centro di fiducia per ricevere il trattamento più adatto alle proprie esigenze.

...
News _

Basofobia, un rischio per le persone anziane

Un anziano su tre manifesta i sintomi della basofobia, una condizione psicologica caratterizzata dalla paura di cadere durante il cammino, pur in assenza da deficit neurologici. Ne parliamo con Luca Zamprotta, fisioterapista Azimut nella sede di Biella. 

Timore di cadere

Ad alimentare la paura nelle persone anziane intervengono fattori fisici, quali il fisiologico decadimento dei riflessi, del tono muscolare e delle reazioni posturali. Spesso infatti, coloro che iniziano a soffrire di basofobia hanno già esperienza di cadute o hanno riportato un trauma importante. 

Come si manifesta la basofobia?

La presentazione clinica è caratterizzata da una sensazione di forte paura nel momento della statica eretta. Il paziente, non appena assume la posizione di carico sugli arti inferiori, è colto dall’istinto di aggrapparsi ad oggetti o persone che gli sono intorno. Si trova con i muscoli delle gambe irrigiditi e in un’apparente difficoltà a camminare. La paura contribuisce a mettere in ulteriore pericolo il soggetto, a causa della perdita di lucidità durante il cammino. 

Quali sono le complicanze, per un anziano, in caso di caduta?

Le complicanze immediate possono essere traumi cranici o fratture agli arti; a lungo termine potrebbero verificarsi disabilità residua, ulteriore paura di cadere, isolamento sociale, ricovero in case di riposo.

Come si approccia il paziente?

A livello fisioterapico si valutano diversi aspetti: 

  • la forza muscolare, l’equilibrio e il cammino
  • il rischio osteoporotico
  • la situazione neurologica e lo stato cognitivo 
  • il rischio domestico 
  • le capacità funzionali

Inoltre, si tengono in considerazione anche i farmaci assunti ed eventuali cadute già avvenute in passato. 

In cosa consiste il trattamento?

Dopo aver completato il quadro clinico, si programma un intervento di riabilitazione individuale che può comprendere:

  • idrokinesiterapia per garantire un allenamento terapeutico sicuro 
  • programma di rinforzo dei principali gruppi muscolari, da svolgere bisettimanalmente con l’ausilio di elastici, macchinari o manubri
  • esercizi di equilibrio a corpo libero ed esercizi aerobici
  • prescrizione di eventuali ausili di supporto ed educazione al corretto utilizzo
  • approccio cognitivo-comportamentale per aiutare il paziente ad essere più sicuro di sé

I benefici derivanti dall’attività fisica vengono rapidamente persi con l’inattività: è quindi opportuno evitare il più possibile la sedentarietà

...
News _

I miti da sfatare sulla Sindrome di Down: intervista alla Dottoressa Alessandra Florio

La trisomia 21 è una sindrome genetica causata da un'anomalia cromosomica, ma cosa sappiamo veramente di altro? L'idea di disabilità aleggia sulla Sindrome di Down, ma è un concetto a priori che tende ad oscurare le potenzialità.

Abbiamo intervistato la Dottoressa Alessandra Florio che, in occasione del Mese dedicato alla Sindrome di Down, ci racconta qualche curiosità in merito.

Quante persone interessa e come viene diagnosticata?

Sulla base dei dati forniti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), si stima che ogni anno nascano dai 3.000 ai 5.000 bambini con Sindrome di Down. Per quanto riguarda l’Italia invece, si stima che ogni anno nasca un bambino con la sindrome ogni 1200 (fonte AIPD).

Oggi la Sindrome di Down può essere individuata prima della nascita con due esami: la villocentesi, da effettuare tra la 12° e la 13° settimana di gravidanza, o l'amniocentesi che si effettua invece, tra la 16° e la 18° settimana di gestazione.

Quante false credenze circolano su questa Sindrome?

Tantissime e infatti, CoorDown - Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down - ha addirittura elaborato un vadenecum per educare su questa condizione genetica.

Può farci degli esempi?

In tanti pensano che le persone con la sindrome di Down non vivano a lungo e si sbagliano perché oggi, queste persone hanno una discreta aspettativa di vita, stimata in un decennio inferiore alla media.

Oppure si pensa che solo le mamme anziane possano avere figli con la sdD: invece c'è solo una maggiore probabilità di incidenza in quanto i nati da madri giovani evidenziano la non corresponsione dell'età avanzata come concausa.

Ancora, si crede che le persone con questa sindrome non possano raggiungere normali obiettivi di vita. È assolutamente falso! Con il giusto supporto è possibile: la stragrande maggioranza delle persone impara a camminare e parlare, in molti frequentano le scuole tradizionali con buoni risultati, possono superare brillantemente le sfide quotidiane, lavorare e ottenere notevoli risultati nello sport. E soprattutto da adulti possono ambire a una vita semi-indipendente.

L'errore più grande che viene commesso è quello di non lasciare che siano loro a dirci di cosa hanno bisogno. Proprio per questo a febbraio 2020 è stata lanciata l'indagine "Ora parlo io!".

Di cosa si tratta e cos'è emerso?

Si tratta di un'indagine online rivolta proprio alle persone con sdD volta ad indagare quali sono i loro reali desideri sui temi del lavoro, della scuola e della vita sociale. Ad esempio per quanto riguarda l'amore è emerso che il 46,5% ha una vita affettiva e oltre il 75% vorrebbe vivere un rapporto amoroso. L’88% di esse pensa che potrebbe sposarsi, ma solo il 66,5% osa esprimere questo desiderio.

Quali sono le potenzialità e le difficoltà per i bambini con sindrome di Down?

Al di là degli aspetti cromosomici, la sindrome provoca un ritardo presente nelle principali funzioni, sia nella fase di sviluppo del bambino sia nell’età adulta.
Tuttavia, è importante sapere che si tratta di un ritardo in parte recuperabile.

L'intervento riabilitativo deve però essere precoce e sistematico con particolare riferimento alle aree linguistiche, motorie e neuropsicologiche.
Lavorare nel recuperare competenze ed abilità è fondamentale per portare la persona a raggiungere capacità operative anche di notevole complessità. È bene sapere che la socializzazione è indispensabile, ma non si sostituisce alla riabilitazione e che dunque, devono essere forniti tutta una serie di servizi in grado di supportare il bambino, il ragazzo e l'adulto nell'acquisizione di abilità personali.

Quali sono i benefici apportati dalla fisioterapia e dall’attività motoria? 

Un’adeguata attività motoria, soprattutto nei primi anni di vita, favorisce uno sviluppo più veloce in linea con la popolazione generale. La logopedia inoltre rappresenta un valido aiuto per rinforzare la muscolatura della bocca promuovendo l’acquisizione del linguaggio. 

...
News _

Distrofia muscolare di Duchenne: l’importanza della diagnosi precoce e dell’idrokinesiterapia

La distrofia muscolare di Duchenne è una malattia genetica e degenerativa che interessa i muscoli. La mancanza di distrofina, una proteina fondamentale per la contrazione muscolare, porta a una progressiva ipotrofia e ipostenia causando il progressivo aumento della debolezza muscolare.
Fra le varie distrofie, quella di Duchenne è la forma più comune e più grave, con incidenza di 1/3500 maschi (le femmine sono portatrici sane o lievemente sintomatiche).

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi avviene nei primi anni di vita grazie alla visita medica supportata da esami del sangue, biopsia muscolare ed esame genetico. Durante la visita, il medico valuta:

  • la forza dei muscoli
  • il movimento articolare verificando che non vi siano limitazioni
  • la funzionalità utilizzando apposite scale di valutazione. Queste scale permettono inoltre di monitorare nel tempo la progressione della malattia documentandola. 

Come si manifesta la malattia?

L’esordio avviene nei primi anni di vita del bambino; il primo segnale è l’acquisizione del cammino in ritardo caratterizzato da frequenti cadute e fatica nel rialzarsi da terra. La malattia ha rapida progressione e attorno ai 6 anni possono comparire ipotrofia e retrazioni muscolo-tendinee, causando un progressivo aumento delle difficoltà a camminare e a salire le scale.

La debolezza muscolare, che interessa inizialmente i muscoli del cingolo pelvico, costringe il bambino a camminare con la caratteristica andatura anserina (dondolante) e con uno schema patologico caratteristico (iperlordosi lombare, anche flesse, ginocchia estese). Il cammino autonomo mediamente viene perso attorno ai 10 anni ed è necessario ricorrere alla carrozzina.

Con l’avanzamento della malattia viene interessata anche la muscolatura di cingolo scapolare, arti e muscoli del tronco, fino ad arrivare ad avere difficoltà tali da dover trascorrere la maggior parte del tempo a letto (ai 20 anni circa).
Spesso la morte sopraggiunge per problemi cardio-respiratori.

Come si può intervenire e quali sono i trattamenti indicati?

La precocità della diagnosi permette di iniziare la fisioterapia il prima possibile aiutando il bambino a superare le difficoltà che incontra e accompagnandolo nell’acquisizione delle capacità motorie. Permette inoltre, di conservare le capacità acquisite, il cammino e la stazione eretta il più a lungo possibile man mano che la malattia progredisce.

Il fisioterapista utilizza la mobilizzazione passiva per mantenere la corretta funzione articolare e gli esercizi attivi che comprendono esercizi aerobici, rinforzo dei muscoli deficitari e attività funzionali (alzarsi da seduto, fare le scale, muoversi a letto…).

È importante monitorare l’avanzamento della malattia evitando la comparsa di retrazioni tendinee. Quando ciò non è più sufficiente è indicata la chirurgia ortopedica per correggere le limitazioni articolari prima che portino alla perdita del cammino. Al fine di mantenere il cammino, possono essere ricercati dei compensi e possono essere utilizzati anche tutori o ausili (deambulatore o tripode).

L’idrokinesiterapia, ovvero l’esecuzione di esercizi terapeutici in acqua, è indicata ed è consigliata iniziarla fin da subito: in acqua il paziente riesce a muoversi con più facilità svolgendo esercizi che a secco non riuscirebbe a fare.

...