News

Qual è il trucco per sollevare i pesi senza farsi male alla schiena?

“Piega le gambe”, “Piega le ginocchia”, “Usa le gambe”: molte volte abbiamo sentito queste frasi prima di sollevare un oggetto pesante da terra. Tuttavia, pur rispettando questi consigli, ogni tanto compare una fastidiosa fitta lombare o dorsale, di solito verso il fianco.
Abbiamo intervistato il fisioterapista Azimut Mattia Magosso per capire come sollevare i pesi senza provocare danni alla schiena. 

Ciao Mattia, perché piegare le gambe non basta? 

Sicuramente piegare le ginocchia e abbassare il baricentro aiuta, ma non è il movimento fondamentale per mettere al sicuro la colonna vertebrale.
Non è un caso che nella pesistica esista un esercizio chiamato stacco a gambe tese, in cui si solleva il peso con le gambe completamente distese. E quando lo si esegue è ottimo per rafforzare i glutei. 

Allora come fanno i pesisti a non farsi male alla schiena? 

Per sollevare correttamente un peso ci si deve focalizzare sulla schiena, più che sulle gambe. 
La colonna vertebrale ha tre curve fisiologiche: la presenza di tutte e tre le curve contemporaneamente - durante il sollevamento - garantisce la corretta tenuta del busto. Per svolgere il movimento in maniera corretta, i muscoli devono essere forti, devono contrarsi alla giusta intensità e devono potersi allungare. Tutto questo deve avvenire con il giusto tempismo e la giusta coordinazione: in linguaggio tecnico si può riassumere con il termine ‘controllo motorio’. 

Ci puoi dire cos’è il ‘controllo motorio’? 

È la capacità di controllare e gestire i propri movimenti, ad esempio mantenere fermo un segmento corporeo mentre si fanno determinati movimenti - ad esempio immobilizzare la zona lombare mentre ci si china e si solleva un peso - oppure la capacità di muovere un segmento corporeo senza muovere altre parti del corpo, ad esempio muovere la colonna toracica senza muovere la zona lombare. 
Ovviamente ogni individuo ha una diversa percezione del proprio corpo e anche di un segmento corporeo rispetto ad un altro. 

Cosa può determinare una scorretta posizione della zona lombare durante il sollevamento?

Il controllo motorio, la percezione della regione lombare e quella della schiena sono fondamentali, tuttavia spesso non bastano: a volte ci possono essere delle limitazioni al movimento, e quindi alla corretta posizione, dovute a squilibri muscolari - in termini di forza e lunghezza -, limitazioni articolari e struttura anatomica.

Ci puoi fare un esempio? 

Basti pensare ai bambini piccoli: osservandoli, quando raccolgono gli oggetti da terra, tendono ad accovacciarsi. Questo movimento spontaneo è dato dal fatto che le loro articolazioni sono molto flessibili, in particolare l’anca. Proprio l’anca, con l’avanzare dell’età, tende ad irrigidirsi impedendo parte del movimento dell’accovacciata, che viene compensato dalla flessione lombare. Le cose si aggravano - per lo più a gambe dritte - se oltre ad una limitazione articolare si ha anche una retrazione muscolare della muscolatura posteriore della coscia: entrambe le condizioni contribuiscono alla limitazione del movimento sia dell’anca sia del bacino con la conseguente flessione lombare. 

Si può imparare a controllare i segmenti corporei durante il movimento? Se sì, come si fa a sapere se la schiena è nella posizione giusta? 

Sarebbe opportuno rivolgersi ad un fisioterapista che, dopo aver controllato l’esecuzione del movimento e aver testato articolazioni e muscoli, è in grado di riconoscere eventuali limitazioni articolari e restrizioni muscolari. Di conseguenza, può consigliare qualche strategia d’intervento per risolvere o migliorare i problemi presenti e, in secondo luogo, per far apprendere e percepire il corretto movimento. 

Quindi, qual è il trucco per sollevare pesi senza farsi male alla schiena? 

Si può sollevare un peso sia a gambe tese sia a gambe piegate, a patto che la colonna vertebrale mantenga la corretta posizione, ossia le tre curve fisiologiche. 
Non c’è però una risposta univoca: come già detto prima, ognuno ha le proprie caratteristiche anatomiche che lo portano ad essere più predisposto ad una soluzione piuttosto che ad un’altra. 
Ad esempio, per una persona che ha dei problemi ad un ginocchio è impensabile sollevare gli oggetti accovacciandosi: lo farà quindi con le gambe tese per evitare il dolore al ginocchio. Allo stesso tempo, una persona molto ‘rigida'  non riuscirà a piegarsi mantenendo la corretta postura della schiena senza flettere le gambe. 

...
News

La fisioterapia, dagli esordi ad oggi

Letteralmente terapia del corpo, la fisioterapia è una pratica ampiamente utilizzata per ri-abilitare, ossia per recuperare le capacità perse a seguito di un trauma.
Percorriamo brevemente le principali tappe che hanno portato alla nascita della fisioterapia moderna. 

Accenni di storia passata 

Le prime tecniche manuali di cui troviamo memorie risalgono addirittura ai tempi di Ippocrate, intorno al 480 a.C. Già allora il medico greco aveva compreso i benefici fisici legati alle tecniche manuali e all’idroterapia, tanto da utilizzarle sui propri pazienti. 

I padri fondatori della fisioterapia

La nascita della fisioterapia, così come la intendiamo oggi, risale agli inizi dell’Ottocento ed è strettamente legata a due figure: il francese Clément Joseph Tissot e lo svedese Pehr Henrik Ling. Il primo introdusse la ginnastica nel trattamento delle patologie ortopediche e chirurgiche, il secondo ideò la cosiddetta ‘ginnastica svedese’ e fondò il Royal Central Institute of Gymnastics per massaggi, manipolazioni ed esercizi. 

Il Novecento

Nei primi decenni del ‘900 la figura del fisioterapista si diffuse in molti paesi europei, principalmente in ambito ospedaliero. I pazienti venivano trattati con esercizi, massaggi e trazioni. Solo dagli anni ’50 l’attività dei fisioterapisti si diffuse anche nei centri di ortopedia, nelle strutture geriatriche e nei centri di riabilitazione.

L’arrivo delle terapie fisiche 

Negli anni Ottanta lo sviluppo tecnologico ha consentito la nascita di terapie strumentali che sfruttano le energie fisiche e che, abbinate alle tecniche manuali, permettono di ottenere ottimi effetti terapeutici. 
Da allora, sempre più spesso, queste terapie vengono inserite all’interno dei programmi riabilitativi per raggiungere risultati migliori in tempi minori. Le più comunemente utilizzate sono: 

  • Ultrasuoni 
  • T.e.n.s. 
  • Onde d’urto 
  • Laser 
  • Tecar 

La fisioterapia oggi

La fisioterapia ‘moderna’ prevede un approccio multidisciplinare ed è praticata da professionisti altamente specializzati. Inoltre, favorisce il trattamento della sintomatologia in un’ottica più completa: si lavora sia sulla zona dolente sia sulla totalità del corpo e si vanno a cercare le cause scatenanti dei sintomi. 

In Italia la figura del fisioterapista è stata regolarmente riconosciuta nel 1994. Il Decreto Ministeriale 741 definisce che il fisioterapista è un professionista sanitario che ha ottenuto la laurea triennale di fisioterapia ed è in possesso del diploma abilitante. 
Dal 2018 tutti i fisioterapisti italiani sono obbligati ad iscriversi all’albo professionale per poter esercitare la professione. 

La Giornata Mondiale della fisioterapia 2021 

Ogni anno l’8 settembre ricorre la Giornata Mondiale della Fisioterapia - World Physical Therapy Day - istituita nel 1996 dall’Organizzazione Internazionale della Fisioterapia. L’obiettivo è promuovere la professione ed informare i cittadini sulle potenzialità di questa terapia.  
Per il 2021, oltre ai numerosi eventi organizzati dall’AIFI (Associazione Italiana di Fisioterapia), è stato individuato un tema strettamente legato al periodo che stiamo vivendo: la sindrome da Long Covid. Si tratta di un insieme di sintomi che insorgono durante o a seguito dell’infezione da Covid-19 per un periodo superiore a 12 settimane. 
Lo slogan è La fisioterapia rimette in moto la vita, frase che sottolinea l’importanza dei fisioterapisti durante l’emergenza sanitaria: nei presidi ospedalieri, nelle strutture private e nei propri studi professionali. 

Hai già sentito parlare della sindrome post Covid-19? 
Ne parliamo in una news: https://bit.ly/NewsSindromePostCovid

...
News

Come si svolge la visita medico sportiva?

È obbligatorio sottoporsi ad una visita medico sportiva prima di iniziare a svolgere un’attività agonistica o amatoriale. A seguito della visita medica viene rilasciato un certificato che attesta l’idoneità fisica della persona richiedente e, di conseguenza, che lo abilita a svolgere la disciplina sportiva. 

A chi è rivolta e cosa comprende la visita medico sportiva non agonistica?  

A richiederla, solitamente, sono tutte quelle persone che praticano un’attività sportiva a livello amatoriale o discipline non agonistiche. Infatti, in tutti gli impianti sportivi è obbligatorio presentare il certificato medico prima di iniziare l’attività sportiva.  
La visita, svolta da un medico specializzato in medicina dello sport, comprende:  

  • anamnesi generica del soggetto con una serie di domande sulla situazione fisica generale e sull’eventuale esistenza di patologie familiari  
  • raccolta dei dati antropometrici (peso e altezza
  • misurazione della pressione arteriosa, ascoltazione toracica e cardiaca  
  • elettrocardiogramma a riposo 

Che differenza c’è con la visita medico sportiva agonistica? 

Nella visita medico sportiva agonistica, oltre agli accertamenti previsti dalla visita generale - già descritti nel punto precedente - quella agonista prevede anche:  

  • test da sforzo che, attraverso un elettrocardiografo, monitora il cuore 
  • esame spirometrico utile per valutare la capacità polmonare ed escludere la presenza di eventuali alterazioni delle vie respiratorie  
  • test delle urine 

A richiesta potrebbero essere necessari altri esami specialistici complementari, da parte del medico sportivo  o da parte delle Federazioni in base allo sport praticato.

Anche i bambini devono sottoporsi alla visita medico sportiva?  

Fino ai sei anni di età, i bambini non hanno l’obbligo di presentare il certificato medico, fatta eccezione per quei bimbi con problemi di salute comprovati (ad esempio con patologie croniche) o nel caso in cui venga richiesto dal pediatra per ulteriori accertamenti. 

Al termine della visita viene rilasciato un certificato medico sportivo: ha una scadenza?  

Sì, il certificato medico ha durata annuale dal giorno in cui viene rilasciato, per alcuni sport ha durata biennale.

...
News

Artrite reumatoide: i benefici derivanti dall’immersione in acqua

L’artrite reumatoide è una malattia reumatica sistemica che colpisce, solo in Italia, oltre 300 mila persone. Si stima che, entro i primi due anni dalla diagnosi, il 10% dei pazienti sviluppi un’invalidità grave e, dopo dieci anni, più del 50% abbia serie difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. 
Sicuramente una diagnosi precoce e una terapia appropriata permettono ai pazienti di rallentare il decorso della malattia. 

Quali sono le finalità del trattamento riabilitativo? 

La riabilitazione, abbinata al trattamento farmacologico che si avvale di diverse tipologie di farmaci, è fondamentale per: 

  1. Prevenire danni articolari e proteggere le articolazioni. Il paziente viene “educato” ad eseguire i gesti quotidiani nel modo corretto, se necessario con l’utilizzo di splint, tutori ed ausili specifici solitamente con impugnature modificate.
  2. Ridurre il dolore attraverso terapie fisiche come la TENS e la diatermia
  3. Migliorare e mantenere una buona funzionalità fisica 
  4. Favorire l’autonomia del paziente il più a lungo possibile

Perché l’idrokinesiterapia è importante per i pazienti con artrite reumatoide? 

L’immersione in acqua riscaldata, ad una temperatura di 33-34°C, permette di ottenere numerosi benefici: la semplice immersione è già terapeutica perché, grazie alla pressione idrostatica, ha un effetto drenante che aiuta a ridurre edemi o gonfiore. 
L’effetto pressorio e la temperatura dell’acqua poi, stimolano le terminazioni nervose periferiche agendo sulla percezione del dolore
Si ottiene anche una vasodilatazione che migliora il flusso di ossigeno verso i muscoli e favorisce la rimozione delle scorie. 
Da non dimenticare infine, che il corpo immerso riduce considerevolmente il suo peso, riducendo il carico di lavoro.

Come si svolgono gli esercizi in acqua e con che frequenza?

L’intensità dell’esercizio può variare sfruttando spinta di galleggiamento, altezza dell’acqua e velocità dei movimenti. Modulando l’esercizio ad hoc per il paziente, si ha la possibilità di lavorare in un ambiente atraumatico, senza produrre sollecitazioni dannose sulle articolazioni. 
La frequenza delle sedute di idrokinesiterapia viene definita in base alle condizioni del paziente e alla fase della malattia: normalmente richiede un impegno almeno bi-settimanale. 

Solitamente la terapia, sia a secco sia ad acqua, non si prolunga per lunghi periodi, ma si consigliano cicli brevi e ripetuti durante il corso dell’anno. Durante i periodi di fermo poi, i pazienti possono svolgere degli esercizi di mantenimento da eseguire comodamente a casa. 

...
News

Tu al centro della nostra attenzione: l’approccio di Azimut alla riabilitazione

Siamo un centro riabilitativo con oltre 30 anni di esperienza, specializzati nella rieducazione e nel recupero funzionale.

Un team di esperti per la tua salute

Un team di oltre 50 professionisti - tra cui fisiatri, fisioterapisti, osteopati, chinesiologi e medici dello sport - collaborano durante tutta la durata del progetto riabilitativo per offrire al paziente un percorso completo studiato appositamente sulle sue esigenze. 
L’aggiornamento continuo del nostro team altamente qualificato e l’utilizzo di apparecchiature all’avanguardia ci consentono di offrire opportunità terapeutiche in diversi ambiti: sportivo, geriatrico, pediatrico e neonatale, nelle patologie ortopediche, neurologiche, cardiovascolari, respiratorie e reumatiche. 

Tutti per uno, uniamo le nostre competenze per te

È importante che ogni paziente sia considerato nella sua globalità, ascoltato e supportato durante tutto il processo di guarigione. Il nostro approccio è multidisciplinare: l’intervento e la collaborazione di differenti figure professionali ci consente di agire su problematiche legate alle fasi della vita - ad esempio durante la gravidanza - o in situazioni di emergenza (a seguito di traumi, incidenti, dolori cronici etc.). 

Abbiamo un unico obiettivo comune: offrire soluzioni personalizzate per un benessere duraturo.

Costruiamo insieme il tuo percorso terapeutico

Il percorso terapeutico in Azimut inizia con la visita fisiatrica, utile per formulare una corretta diagnosi e per definire il progetto riabilitativo. La visita è affidata ad uno dei nostri medici fisiatri che conosce le potenzialità terapeutiche dei vari trattamenti disponibili e le differenti specializzazioni dei professionisti. Definite le linee guida della riabilitazione, il fisiatra condivide le sue ipotesi di lavoro con il paziente e con il il team Azimut. 
A questo punto iniziano le terapie, scadenziate con appuntamenti che tengono conto delle possibilità fisiologiche di recupero. Il programma riabilitativo solitamente comprende sedute multidisciplinari con il coinvolgimento di vari terapisti e strumenti. Ad esempio si alternano sedute di terapia manuale, terapie fisiche (ultrasuoni, tecar, etc.) e ginnastica in palestra o in acqua. 
L’avanzamento del processo di guarigione è monitorato da visite di controllo mirate, che possono confermare l’avanzamento del percorso riabilitativo o prevedere eventuali modifiche.
Il programma termina con la visita fisiatrica conclusiva, utile per valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per fornire consigli per un benessere duraturo. 

...