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Azimut Riabilitazione conclude l’esperienza in Casa di Cura Privata del Policlinico

Ventitré anni dopo l’inaugurazione del Centro di Riabilitazione presso la Casa di Cura Privata del Policlinico in via Caprera 3 a Milano, Azimut Riabilitazione termina la propria collaborazione con la struttura sanitaria milanese.

Questo percorso ha visto protagonisti migliaia di pazienti, decine di professionisti sanitari e la Casa di Cura, alla quale Azimut ha fornito in questi anni un servizio altamente specializzato nel campo riabilitativo.

In particolare, con il proprio team, in uno spazio organizzato e attrezzato per rispondere al meglio alle esigenze dei pazienti, Azimut si è occupata per la Casa di Cura di attività legate al recupero e alla riabilitazione funzionale, utilizzando metodi scientificamente validati e differenziati a seconda delle specifiche necessità terapeutiche.

Ringraziamo tutti coloro che in questo percorso hanno usufruito dei servizi riabilitativi di Azimut: siete stati per noi fonte di ispirazione nella ricerca continua dell’eccellenza e di grande arricchimento umano e professionale.

Un ringraziamento speciale va a tutto lo staff che, negli anni, ha collaborato con Azimut in Milano mettendo a disposizione professionalità e passione per una mission comune: unire le competenze per la salute dei pazienti.

Giunti al trentatreesimo anno dalla fondazione di Azimut Biella, iniziamo il 2023 con rinnovate energie e nuovi progetti nell'ambito della riabilitazione funzionale di eccellenza, sempre coerenti con la nostra filosofia che mette il benessere del paziente al centro di ogni nostro sforzo.

Per maggiori informazioni contattaci presso la nostra sede di Biella.
015 27098
azimut.biella@riabilitazione.com

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Dolori muscolari in inverno: c’è una connessione?

La stagione invernale è spesso collegata a problematiche di tipo influenzale, come tosse e raffreddore, ma spesso ha un impatto anche sull’aspetto motorio del nostro corpo.

Esiste effettivamente una correlazione tra freddo e dolori muscolari?

Anche se scarseggiano gli studi scientifici in merito, è innegabile che freddo e umidità influiscano sull’aumento del dolore nelle persone che già solitamente soffrono di mal di schiena o male al collo. Infatti, il freddo tende a tenere i muscoli contratti e più a lungo del normale, provocando così dolore localizzato che, in alcuni casi, può essere associato a crampi, spasmi e contratture.

Oltre alla rigidità della muscolatura, come influisce negativamente il freddo?

Con l’abbassamento delle temperature è più facile assumere delle posture scorrette per far fronte agli sbalzi termici, solitamente con le spalle alzate e la testa incassata finché non passa la sensazione di gelo. A lungo andare, questa posizione può provocare diversi danni e aumentare i dolori a livello cervicale e all’intera colonna vertebrale.

Cosa si consiglia a chi soffre di dolori muscolari in inverno?

Per contrastare e prevenire l’insorgere dei dolori si possono seguire dei piccoli accorgimenti:

  • proteggere il corpo dal freddo scegliendo indumenti caldi e confortevoli
  • fare docce calde, in particolare al mattino quando il dolore da rigidità è più accentuato
  • applicare calore locale utilizzando supporti riscaldanti che danno sollievo ai muscoli rigidi
  • ricorrere al massaggio terapeutico, effettuato da un massofisioterapista, sulle zone muscolari contratte e dolenti.

Qualora i dolori muscolari siano frequenti e persistenti, consigliamo di intraprendere un percorso riabilitativo personalizzato che comprenda anche l’idrokinesiterapia, ossia la ginnastica in piscina riscaldata con temperatura superiore a 33°C.

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Cos’è il clinical pilates e come si differenzia da quello “classico”?

Il metodo Pilates - quello “classico” - è nato nella prima metà del Novecento con Joseph Pilates e si fonda sul controllo cosciente dei movimenti del nostro corpo. Il clinical pilates (o fisiopilates) è un adattamento più recente che prevede, tra le altre cose, di praticare il metodo tradizionale in ambiente medico.

A cosa serve?

Ha lo scopo di rafforzare e tonificare il corpo, senza necessariamente aumentare la massa muscolare. Permette di migliorare la fluidità e l’agilità del corpo, lavorando con movimenti lenti e mirati sulle varie catene muscolari. Inoltre, è molto utile per migliorare o correggere eventuali difetti posturali.

A differenza della ginnastica a corpo libero, in questo metodo non è importante sollevare un peso, ma come si arriva a farlo. Tutti i movimenti, anche quelli apparentemente impercettibili, devono essere coscienti: controllo, fluidità, respirazione, percezione.  
L’obiettivo finale, quindi, è imparare a fondere il pensiero con il movimento al fine di produrre un gesto fluido, preciso, consapevole e in armonia con la respirazione.

Chi può praticarlo?

È particolarmente indicato per chi ha bisogno di recuperare l’equilibrio del corpo perduto in un trauma, a seguito di un intervento chirurgico o semplicemente causato dal passare del tempo.
Nei centri Azimut Riabilitazione può essere previsto dal programma riabilitativo, eventualmente a supporto di altre terapie.

Quanto dura una seduta di clinical pilates?

L’allenamento è personalizzato sulle caratteristiche fisiche del paziente e sugli obiettivi da raggiungere. In Azimut, salvo casi particolari, le sedute hanno una durata media di 50 minuti in cui si è sempre supportati da un chinesiologo professionista.

 

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Fisioterapia e incontinenza urinaria

Come suggerisce il nome, si parla di incontinenza urinaria nei casi in cui si verifica una perdita involontaria di pipì. Può manifestarsi con poche gocce o con perdite più abbondanti e la fisioterapia può essere di supporto per aiutare a contrastarla.

Chi è maggiormente soggetto?

Si manifesta in modo più diffuso nelle donne ma può verificarsi anche negli uomini, in particolare a seguito di interventi chirurgici come la prostatectomia (intervento di rimozione totale o parziale della prostata).

Quali fattori la causano?

L’incontinenza urinaria può essere da sforzo o da urgenza. Nel primo caso la perdita avviene durante il movimento e gli sforzi (anche banalmente a causa di colpi di tosse e starnuti) in cui lo sforzo compiuto durante un’attività supera la capacità di controllo della muscolatura pelvica. A molte donne succede anche senza svolgere attività considerate “pesanti”, ma semplicemente sollevando piccoli pesi o durante attività sportive come la corsa. L’incontinenza da urgenza, invece, ha come sintomo il bisogno impellente di urinare, senza possibilità di rimandare.
Urgenza e sforzo possono talvolta comparire insieme.

In che modo la fisioterapia può essere di supporto?

Il trattamento è solitamente di tipo conservativo e prevede:

  • lavoro sulla muscolatura pelvica (di rinforzo ma non solo)
  • correzione di abitudini di vita quotidiana (che se scorrette possono indebolire molto la muscolatura)
  • miglioramento della postura e della respirazione

Nei nostri centri Azimut, la fisioterapia per l’incontinenza urinaria è un percorso personalizzato sul singolo individuo che inizia con un’attenta valutazione muscolare e posturale, cui possono seguire degli esami specifici per approfondire.
Tra le terapie più utilizzate, sono previsti:

  • esercizi specifici (tra cui esercizi con l’utilizzo di fitball)
  • trattamento manuale
  • stretching
  • elettrostimolazione
  • biofeedback
  • tecarterapia

Perché è importante intervenire?

L’incontinenza è un disturbo che compromette la vita sociale e che può modificare drasticamente le abitudini quotidiane. Per questo è importante superare i tabù legati ai ai disturbi del pavimento pelvico tramite l’informazione e la prevenzione.

Consigliamo di rivolgersi ad uno specialista per una valutazione, soprattutto in periodi delicati della vita come la gravidanza, il post-partum e la menopausa, senza sottovalutare piccole perdite che si verificano anche in età giovane (ad esempio praticando sport ad alto impatto come cross-fit, pallavolo e corsa).

Per maggiori informazioni, contattaci e fissa un appuntamento con i nostri specialisti:
☎ 015 27098 (Biella)
☎ 02 45495123 (Milano)
     

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Uso terapeutico del caldo e del freddo: qual è il più indicato in caso di dolore?

A seconda della causa del dolore, il caldo e il freddo hanno usi terapeutici differenti.
Partiamo dal presupposto che il calore favorisce la vasodilatazione, ossia genera un maggior afflusso di sangue e favorisce il trasporto di ossigeno. Al contrario, il freddo genera vasocostrizione dunque riduce il microcircolo sanguigno.

Quando usare il freddo

È consigliato in tutti quei casi in cui è presente una forte infiammazione e quando è necessario ridurre il versamento, l’ematoma e gli edemi. Ecco qualche esempio pratico:

  • a seguito di un trauma da caduta o un urto
  • in presenza di uno strappo muscolare
  • in caso di distorsione di caviglia o ginocchio

Affinché se ne traggano dei reali benefici, l’applicazione del ghiaccio deve essere tempestiva. Inoltre, si consiglia di utilizzarlo non oltre le prime 24-48 ore dall’infortunio. A differenza di quanto si possa pensare, un uso esagerato rischia di dare effetti controproducenti, quali il ritardo dei normali processi di guarigione fisiologica dei tessuti.

Quando NON usare il freddo

Se ne sconsiglia l’utilizzo in caso di ferite cutanee aperte, ipersensibilità al freddo, problematiche importanti di tipo vascolare o alcune problematiche muscolari. Ad esempio, in caso di crampi il freddo tende a farli peggiorare a causa dell’aumento della contrazione muscolare in risposta al freddo.  

Quando usare il calore

Passato il dolore acuto dell’infiammazione, e quando non sono più presenti né gonfiore né rossore, si può usare il caldo. Aumentando il flusso sanguigno nella zona interessata dal trauma, favorisce l’eliminazione delle scorie accumulate nei tessuti, accelera le reazioni biochimiche dell’organismo e aumenta l’ossigenazione e il trasporto dei nutrienti a livello tessutale.
Questo si traduce in un incremento del metabolismo nella parte trattata e una conseguente riduzione del dolore.

Alcuni esempi pratici per l’applicazione del caldo:

  • contratture
  • artrosi (anche quando si tratta di gonartrosi)
  • dolore cronico
  • insufficienza circolatoria
  • rigidità muscolare 

Quando NON usare il caldo

È altamente sconsigliato in caso di infezioni in corso, ferite cutanee aperte o nel caso in cui il soggetto abbia problemi di sensibilità periferica (ad esempio causati da una neuropatia).

Al di là delle indicazioni generali, si consiglia sempre di chiedere consiglio al proprio fisioterapista di fiducia.

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Laserterapia: come funziona e quali sono i suoi benefici

Spesso prevista dal programma riabilitativo, la terapia laser a scopo fisioterapico è utile per trattare varie condizioni muscolo-scheletriche e ridurre la sintomatologia dolorosa.

Come funziona la terapia?

Laser è l’acronimo inglese di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation ovvero Amplificazione Luminosa provocata dall’Emissione Stimolata di Radiazioni Elettromagnetiche. In altre parole, il laser è un dispositivo elettromedicale in grado di emettere un fascio di luce concentrata capace di indurre variazioni sulle cellule tissutali.

I fotoni emessi vanno ad interagire con i tessuti apportando effetti termici e biochimici. A seconda della lunghezza d’onda e della frequenza impostate, corrisponderanno diversi effetti e reazioni. I principali sono:

  • Vasodilatazione, a cui corrisponde l’effetto antinfiammatorio
  • Stimolazione metabolica con conseguente effetto antalgico
  • Drenaggio linfatico con reazione biostimolante

Grazie agli alti wattaggi della potenza in uscita, questa terapia fisica è in grado di raggiungere i tessuti corporei più profondi, fornendo loro uno stimolo importante per la naturale rigenerazione delle cellule.

Quanto dura una seduta di laserterapia?

La durata è variabile in base al programma impostato e all’aerea del corpo da trattare, indicativamente dura dai 12 ai 15 minuti. La terapia è somministrata da un fisioterapista a seguito del confronto con il fisiatra che stabilisce, all’interno del progetto riabilitativo, il numero e la frequenza delle applicazioni.

È dolorosa?

Assolutamente no, anzi spesso non si avverte nessuna particolare sensazione grazie dalla capacità tecnologica di agire in profondità. In rari casi si può percepire una sensazione di lieve calore sulla pelle.

La laserterapia ha delle controindicazioni?

La presenza di due condizioni specifiche impedisce sempre l’utilizzo di questa terapia: patologie tumorali e di stato di gravidanza. In tutte le altre situazioni, è il medico specialista a valutare le condizioni fisiche del paziente durante la visita fisiatrica.
  

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Osteopatia pediatrica: quando può essere utile per il tuo bambino

L’osteopatia pediatrica è una branca dell’osteopatia che si occupa di trattare i bambini sin dai primi giorni di vita, sia per prevenire o risolvere disturbi sia per accompagnarli durante lo sviluppo motorio e posturale.

Osteopatia e bambini: l’approccio 

L’osteopatia pediatrica - specialmente quella neonatale -  fa uso di tecniche delicate, studiate appositamente per il corpo dei piccoli pazienti, che agiscono sul sistema muscolo-scheletrico e viscerale aiutando il bambino a lavorare nella sua migliore condizione.

Il supporto dell’osteopata pediatrico ai neonati

Anche un neonato può aver bisogno di risolvere alcuni disturbi: infatti durante la permanenza nell’addome della madre e durante il parto, il bebè potrebbe riportare piccoli traumi.

L’osteopata pediatrico può essere di supporto in problematiche frequenti, ad esempio:

  • plagiocefalia posizionale, una deformazione del cranio di varia entità
  • torcicollo miogeno, una condizione che porta il bimbo a tenere il capo ruotato verso un lato e dimostra difficoltà a girarlo dall’altro
  • problemi di suzione, in particolare se la mamma riferisce difficoltà di allattamento, ragadi al seno o altre condizioni similari
  • coliche gassose, anche conosciute come coliche infantili, si manifestano nelle prime settimane di vita e comportano un forte stress per il neonato
  • reflusso gasteoesofageo, caratterizzato dalla risalita del latte dallo stomaco e conseguente rigurgito
  • disturbi del sonno.

Il trattamento osteopatico può essere d’aiuto anche nelle problematiche otorinolaringoiatriche - quali sinusiti, otiti, congestione delle vie aeree superiori - favorendo il drenaggio e riequilibrando lo stato dei tessuti interessati.

L’osteopatia in tutte le fasi dell’infanzia

Nei primi anni di vita e in età scolare, il supporto dell’osteopata pediatrico è molto efficace in caso di discinesie posturali, disfunzioni posturali legate all’appoggio del piede, problemi di occlusione dentale e disfunzioni della sfera oculare. Non solo, può anche aiutare il recupero a seguito di un trauma motorio legato ad attività ricreative e sportive che, se non trattate tempestivamente, possono alterare o condizionare il fisiologico processo di crescita.

Lavorando in sinergia con altri professionisti - ad esempio l’ortopedico pediatrico, l’ortodonzista e il logopedista, solo per citarne alcuni - l’osteopata può influire positivamente sulla condizione generale di salute del bambino.

Quando rivolgersi all’osteopata

L’osteopatia pediatrica può essere considerata una terapia preventiva molto efficace. Una valutazione generale fin dai primi giorni di vita è consigliabile per gestire al meglio lo sviluppo psico-motorio durante la crescita.

Per maggiori informazioni, chiamare il Centro Azimut Riabilitazione al numero 015 27098.

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