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I nostri buoni propositi per il 2024

L’inizio di un nuovo anno è spesso un momento cruciale, carico di significato e talvolta di buoni propositi. In psicologia, nell’ambito delle scienze comportamentali, si parla di effetto nuovo inizio, anche conosciuto con il termine inglese fresh start effect. Fa riferimento a quei comportamenti per cui si dimostra maggiore motivazione a raggiungere obiettivi personali e professionali: definire una “lista” dei buoni propositi rientra tra questi.

Secondo gli psicologi che hanno studiato e approfondito il fenomeno, questo comportamento è attribuito all’associazione psicologica dei nuovi inizi, quasi come se l’inizio del nuovo anno rappresentasse una sorta di “tabula rasa”: a partire dal 1° gennaio si ha l’opportunità di lasciarsi alle spalle i 12 mesi precedenti e ricominciare da capo, spesso anche solo simbolicamente.

L’ottimismo per il nuovo inizio ha contagiato anche il Team di Azimut Riabilitazione, a cui abbiamo chiesto i propri buoni propositi per questo 2024 appena iniziato. Ecco cosa ci hanno raccontato alcuni di loro: 

  • Quest’anno ho ambizioni importanti: vorrei viaggiare di più, leggere almeno 30 libri ed essere più ordinata, partendo dalla mia scrivania e arrivando al mio guardaroba 
  • Nel 2024 voglio riuscire a creare più situazioni di incontro con le persone a cui tengo 
  • Desidero tornare a viaggiare, con il cuore e con il cervello!  
  • Mi piacerebbe imparare a sorridere in ogni situazione ed esercitare l’empatia  
  • Curiamo il nostro corpo, insieme a mente e spirito, e ricerchiamo il benessere per un sereno 2024  
  • Nel 2024 vorrei continuare a concretizzare idee e progetti iniziati nel 2023  
  • Il mio buon proposito 2024 è salire su nuove vette ancora per me inesplorate: montane, lavorative, di vita.

C’è chi ha espresso una certa motivazione a migliorare se stesso/a in ambito professionale, a favore dei colleghi e soprattutto dei pazienti Azimut: 

  • Tanta serenità e buona armonia anche al lavoro. Il mio è un augurio ma anche un proposito, visto che dipende un po' da ciascuno di noi!
  • Il mio proposito è quello di lavorare con rinnovata passione dando sempre più spazio all’ascolto del paziente
  • Il mio proposito (al lavoro) per il 2024 è avere ogni giorno l’entusiasmo, la serenità e la gratitudine per il lavoro che ho scelto e che amo
  • Quest’anno vorrei riuscire ad essere ancora più vicino ai pazienti 
  • In questo nuovo anno mi piacerebbe coltivare maggiormente il rapporto con i clienti e dedicargli più tempo, non dovendo pensare solamente alle questioni amministrative. 

Chiudiamo la lista con il proposito, e la speranza, di un* terapista che non nasconde di voler tornare ad un’abitudine passata che gli/le è rimasta nel cuore: Spero di poter condividere la tisana del mattino con i miei colleghi!

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L’efficacia di GRAVITY® Training System

Il Gravity training system (GTS) è un macchinario all’avanguardia il cui principio di base è l’utilizzo della forza di gravità che viene sfruttata per sviluppare allenamenti anche molto differenti tra loro.

L’utilizzo

Il GTS è composto da un lettino scorrevole, chiamato Glide Board, posto su due binari inclinabili secondo diversi gradi. Questo sistema permette di ottenere una progressiva ed efficace resistenza applicabile ad un numero infinito di esercizi.
Il GTS, oltre ad essere efficace, è di facile utilizzo grazie al sistema di pulegge posizionabili e regolabili in maniera estremamente semplice e a numerosi altri strumenti complementari. La loro connessione all’attrezzo permette di far scorrere il lettino sui binari e utilizzare il GTS per esercizi riguardanti arti superiori, arti inferiori, core e qualunque altra parte del corpo si voglia allenare.

Come funziona

Il peso del corpo diventa strumento stesso di allenamento, la cui intensità è variabile
mediante l’inclinazione dei binari stessi. 

Gli arti inferiori possono essere allenati sia eseguendo tutta la varietà conosciuta di esercizi a corpo libero (compresi i balzi che, grazie a GTS, non sovraccaricano la colonna vertebrale) sia utilizzando apposite cavigliere collegate a cavi.

Per quanto riguarda gli arti superiori invece, grazie ad apposite maniglie, è possibile riprodurre numerosi esercizi per spalle, gomito, scapole sfruttando anche in questo caso la forza di gravità e le leve corporee.

Il GTS può essere inoltre utilizzato per esercizi di mobilità, allungamento muscolare e postura.
Tutte le regolazioni del GTS avvengono senza l’utilizzo di perni o freni scollegati dall’attrezzatura, rendendo ancor più semplice ed immediata la modifica degli angoli di lavoro.

I benefici di GRAVITY® Training System

Uno dei vantaggi principali del GTS è l’alternanza di esercizi per il rinforzo con esercizi di
allungamento, rispettando sempre la mobilità del gesto senza sovraccarico muscolare/
articolare.

In Azimut Riabilitazione siamo attrezzati con un macchinario GRAVITY® Training System di ultima generazione, utilizzabile in totale sicurezza e semplicità con il nostro team preparato e competente nella programmazione dell’allenamento.

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Come alleviare la tensione muscolare causata da fattori psicologici

È frequente associare la tensione muscolare a fattori fisici, quali uno sforzo improvviso, un’intensa attività sportiva o il mantenimento prolungato di una postura scorretta. Tuttavia, esiste anche un altro tipo di tensione muscolare, ossia quella causata da fattori psicologici. Nello specifico l’ansia e i correlati stati ansiogeni, il nervosismo e le preoccupazioni possono altrettanto essere un fattore scatenante delle più comuni contratture dei muscoli.

Cosa fare fin da subito

Al fine di ottenere una risoluzione del problema, è sicuramente utile intervenire direttamente sul malessere psico-emotivo. Oltre a prendere in considerazione un’eventuale percorso terapeutico di tipo psicologico, si può iniziare a trattare questa situazione evitando - per quanto possibile - le circostanze che creano disagio emotivo, più o meno evidenti. Infatti, è bene tenere a mente che la forte emotività trova spesso sfogo in sintomi fisici; primi fra tutti i dolori muscolo-articolari, ma anche rigidità e tensione generalizzata.

Come intervenire per un benessere duraturo

Alcuni dei rimedi più efficaci e facilmente attuabili per alleviare le tensioni muscolari sono:

  1. stretching: l’allungamento del muscolo indolenzito o rigido induce una sensazione di benessere
  2. terapie manuali e strumentali utili per individuare il trattamento migliore, alleviando così la sintomatologia dolorosa e le tensioni localizzate. Ad esempio la tecarterapia permette di trattare i tessuti a diverse profondità per ottenere il miglior beneficio possibile
  3. esercizio terapeutico: l’attività aerobica a basso impatto, che include movimenti dolci e ginnastica posturale, è un’ottima soluzione terapeutica per intervenire sia a livello fisico sia a livello psicologico
  4. massaggi: la mobilizzazione delle masse muscolari e il calore sviluppato al contatto con le mani del terapista hanno effetti rilassanti e antalgici
  5. farmaci: quando i sintomi sono intensi, su consiglio del medico specialista, si può valutare una terapia farmacologica utilizzando farmaci antidolorifici o miorilassanti.

In che modo Azimut Riabilitazione può supportarti

Per noi la riabilitazione non è solo un processo clinico che prevede sedute e terapie fini a se stesse, bensì è un percorso di recupero del benessere.
Anche di fronte a tensioni muscolari causate da fattori psicologici e psicosomatici, siamo di supporto a tutti i nostri pazienti con percorsi personalizzati che prevedono un approccio multidisciplinare.
Per maggiori informazioni contattaci: https://bit.ly/ContattiAzimut


  

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L’analisi biomeccanica della corsa a supporto dei runner

L’analisi specifica della corsa - anche conosciuta come run analysis - è un esame specifico che consiste nello studio e nell’analisi dei parametri più importanti della corsa: tra cui cadenza e tempo di appoggio del piede, lunghezza del passo, carico sugli arti, tempo di volo. 
Grazie a tecnologie avanzate e al team di fisioterapisti Azimut che conduce il test ed esamina i dati, atleti amatoriali e professionisti possono ricevere una valutazione specifica per monitorare e migliorare le performance nella corsa.

L’innovativa tecnologia OPTOGAIT

OPTOGAIT è un sistema per l’analisi della corsa e della camminata che utilizza un approccio oggettivo badandosi sul rilevamento ottico. Si compone delle seguenti strumentazioni: 

  • due barre a led che permettono la misurazione dei parametri con una precisione di 1/1000 di secondo
  • due telecamere ad alta definizione sincronizzate perfettamente con gli eventi rilevati, garantendo una verifica incrociata tra i dati forniti delle barre e le immagini prodotte 
  • un software avanzato per l’analisi e la raccolta dei dati

Tutto il materiale viene poi salvato in un database che permetterà d analizzare i dati raccolti anche in un secondo momento, ad esempio in caso di confronto tra i var test effettuati a distanza di tempo. 

Come si svolge l’analisi della corsa

Il test si svolge su un tapis roulant su cui è montato OPTOGAIT e su cui sono puntate le telecamere. 

Si inizia con una corsa preparativa di 3-4 minuti per prendere confidenza con il sistema e trovare la velocità di corsa consona per effettuare il test. Il test effettivo dura 6 minuti e consiste in una corsa a ritmo medio, durante la quale l’atleta viene monitorato costantemente dal software e dalle telecamere montate sui due lati. 

Al termine dell’esame, i risultati vengono stampati e consegnati all’atleta insieme al video della corsa. Successivamente ci si dedica alla consulenza privata con un fisioterapista specializzato che analizza i dati raccolti e fornisce valutazioni su eventuali problematiche che insorgono durante la corsa o su correzioni da impostare per diminuire il rischio di infortuni

Risultati più completi con il test VAMEVAL 

La VAM è la velocità aerobica massima alla quale il soggetto raggiunge il suo massimo consumo di ossigeno. Questo test è molto utile per stilare un programma di allenamento alla corsa efficace e completamente personalizzato: rispetto all’utilizzo della frequenza cardiaca, infatti, risulta più utile e preciso. 

In questa rilevazione si corre sul tapis roulant con una velocità incrementata periodicamente fino al massimo delle proprie potenzialità. Monitorando e analizzando questo dato è possibile creare una tabella con le soglie di intensità raggiungibili sulle più comuni distanze - 100 m, 200 m, 500 m, 10 km, 20 km etc. - al fine di svolgere un allenamento più consapevole e andando ad integrare l’analisi della corsa precedente. 

Quando è utile la run analysis

Sono numerosi i casi in cui l’analisi della corsa e il test VAMEVAL sono utili: 

  • per chi desidera approcciarsi al mondo del running in modo corretto evitando infortuni
  • post-infortunio in attività sportive che prevedono la corsa, di modo da avere una quantificazione oggettiva delle possibili differenze tra gli arti inferiori secondo i principali parametri della corsa
  • per i runner amatori e professionisti che vogliono migliorare le proprie performance riducendo il rischio di infortuni 

L’analisi della corsa è monitorata da professionisti

In Azimut Riabilitazione i testi sono effettuati e valutati da personale specializzato nella gestione e prevenzione degli infortuni, nonché nella valutazione biomeccanica della corsa. 

Per maggiori informazioni contatta la segreteria Azimut al numero 015 27098

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DOMS: perché si ha male dopo l’esercizio fisico?

La sigla DOMS - acronimo di Delayed Muscle Onset Soarness - rappresenta uno dei più comuni indolenzimenti muscolari a insorgenza ritardata. In altre parole, si tratta della sensazione di dolore e apparente rigidità dei muscoli a seguito di un allenamento sportivo.
Approfondiamo l’argomento con il fisioterapista Azimut Moreno Brustia. 

Ciao Moreno, grazie per il tuo tempo. Parlando di DOMS, quando si manifestano? 

Solitamente si presentano a seguito di attività fisiche prolungate: ad esempio dopo una lunga corsa, una camminata o una sessione intensa di allenamento. 
La loro particolarità è di insorgere e aumentare nelle 24 ore successive all’attività fisica e avere un picco tra le 24 e le 72 ore post-allenamento. Il dolore si avverte sia durante la contrazione muscolare sia durante l’allungamento o la palpazione del muscolo. 

Come si riconoscono?

Il dolore causato dai DOMS è più intenso rispetto a quello generato dall’accumulo di acido lattico e di altre tossine che, generalmente, si risolve entro 2-3 ore. Il dolore muscolare da allenamento, infatti, sembrerebbe essere causato da piccoli micro-traumi a carico dei muscoli.

Per quanto tempo dura il dolore? 

Tendenzialmente la sensazione di indolenzimento si riduce o scompare entro 7 giorni dall’attività fisica che lo ha provocato.

Come trattarli dopo un allenamento intenso e prolungato? 

Nel caso in cui i DOMS compaiano, può essere necessario rivolgersi ad un fisioterapista per la gestione ottimale del dolore muscolare, dell’affaticamento e dell’infiammazione. 
I metodi più efficaci per la risoluzione della sintomatologia sono terapie, come il massaggio, e attività a bassa intensità. 
A queste si aggiungono, grazie a nuove ricerche, anche le tecniche compressive e l’idroterapia (anche conosciuta come idrokinesiterapia) che, grazie all’effetto drenante e alla temperatura calda dell’acqua, favorisce la risoluzione della fatica percepita e del dolore muscolare.

A differenza quindi delle lesioni muscolari vere e proprie, non è consigliato uno stop dalle attività fisiche. I DOMS infatti, giovano dell'attività aerobica a bassa intensità e impatto per favorire la loro naturale risoluzione: rientrano tra queste cyclette, nuoto e altre attività in acqua, jogging leggero.

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Oltre il gomito del tennista: conosciamo meglio le problematiche legate al tennis con il Dottor De Ruvo, fisiatra Azimut

Il “gomito del tennista” – o meglio epicondilalgia laterale - è una delle problematiche più diffuse tra i tennisti, ma non è sicuramente l'unica. Mal di schiena, dolori a spalla e caviglia, oltre agli infortuni muscolari, sono altrettanto diffusi.

Quali sono le specificità di questa disciplina sportiva e quali parti del corpo subiscono maggiore "stress"?

Il tennis è uno degli sport più praticati in Italia e nel mondo sia a livello agonistico sia a livello amatoriale. Una delle particolarità di questa attività è che coinvolge il corpo in maniera asimmetrica: anche per questo motivo spesso insorgono delle problematiche a livello muscolo-scheletrico e tendineo. 

La problematica più nota è il "gomito del tennista", di cosa si tratta?

Il “gomito del tennista” è un infortunio da overuse causato da microtraumi o da un’eccessivo utilizzo dei muscoli e dei tendini dell’avambraccio e del gomito. L’infiammazione dolorosa si manifesta solitamente negli sportivi (ma anche in chi utilizza massivamente le braccia nel lavoro) che per anni hanno svolto questo tipo di attività ripetitiva e nei soggetti che hanno superato i 30 anni
Per riprendersi da questo infortunio è importante intervenire immediatamente sia dal punto di vista medico sia da quello riabilitativo per "riadattare" e "rimodellare" il tendine alla gestione corretta del del carico. Chiaramente questo avviene solo in seguito al superamento della fase dolorosa più acuta. 

In che modo vengono coinvolte le caviglie e le ginocchia? 

I movimenti improvvisi e ripetuti tipici di questo sport possono sottoporre le ginocchia e le caviglie a frequenti stress traumatici. La distorsione è il principale infortunio: questo tipo di trauma viene classificato in base al grado - da quello meno grave a quello più doloroso in cui è necessario intervenire chirurgicamente - e può allontanare lo sportivo dal campo anche per molto tempo. 
Ugualmente frequente è la tendinopatia che colpisce il tendine rotuleo del ginocchio: in questo caso, se non trattata in maniera adeguata, l’infiammazione può degenerare fino alla completa rottura. 

Quali sono i movimenti che mettono a rischio l’articolazione del polso? 

Durante la pratica del tennis, il polso è sollecitato enormemente. È infatti costantemente sollecitato dalle torsioni che i giocatori impongono al colpo e all’impatto della pallina sul piatto corde. Le diverse impugnature eastern, semi-western e western causano sollecitazioni differenti.
Esattamente come per il gomito, bisogna intervenire non appena si manifestano i primi dolori con riposo e sedute di ghiaccio localizzate. 

Perché i giocatori di tennis manifestano dolore alla schiena? 

La colonna vertebrale è sottoposta a carichi di lavoro importanti, soprattutto nell’esecuzione del servizio.
Malgrado l’adeguata preparazione, spesso anche i giocatori professionisti incorrono in fastidiosi problemi e lunghi stop dall’attività. I giocatori amatoriali invece spesso devono il loro problema allo scarso allenamento e alle posture sbagliate della vita quotidiana.

Quali sono gli infortuni muscolari più frequenti?

I muscoli della gambe, sollecitati da sprint e allunghi, incorrono spesso in infortuni come contratture, stiramenti e strappi. Nei tennisti è abbastanza frequente anche l’insorgere di lesioni alla muscolatura addominale. Per la spalla vale lo stesso discorso del polso.

In che modo Azimut può essere d'aiuto? 

Dipende chiaramente dalle problematiche riscontrate e riferite, ma non solo visto che ci occupiamo anche di prevenzione e possiamo essere d'aiuto anche per il miglioramento delle perfomance.
In generale, davanti ad una o più specifiche problematiche, a seguito della prima visita verrà definito dal medico fisiatra il Progetto Riabilitativo Individuale che andrà poi a tradursi nel programma riabilitativo.

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Ai Chi: una nuova possibilità di riabilitazione in acqua

Abbiamo intervistato il fisioterapista Azimut e membro I.A.T.F. Luca Zamprotta sull’Ai Chi come possibilità di riabilitazione in acqua.

Che cos’è l’Ai Chi?

L’Ai Chi è una disciplina ideata da Jun Konno nel 1995 che prende fondamento dalle ricerche letterarie inerenti ai meridiani energetici di Shizuto Masunaga, una personalità nota nel mondo dello shiatsu e della medicina tradizionale cinese e giapponese.
Tale metodica è una trasposizione in ambiente acquatico del Qigong e del Tai Chi, ovvero arti marziali e discipline cinesi di ri-armonizzazione psicofisica.

Qi, Chi e Sistema miofasciale: esiste un punto di incontro?

Secondo la medicina tradizionale cinese il Qi o Chi è la forza vitale che pervade ogni essere vivente e scorre attraverso i meridiani energetici, ovvero un complesso disegno di punti, rami e canali in cui l’energia fluisce collegando tutte le parti del nostro corpo fino ad influenzare anche mente e spirito, determinando l’equilibrio psico-fisico e spirituale dell’individuo.
Nell’accezione scientifica occidentale tali meridiani possono essere comparati al sistema miofasciale, cioè “un organo” composto da muscoli e tessuto connettivo, quest’ultimo presente al di sotto della pelle del nostro corpo e che avvolge, sostiene, separa, unisce, protegge, fornisce coesione ad ossa, organi, muscoli, nervi e vasi sanguigni.

In pratica in che cosa consiste?

L’Ai Chi consta di sessioni di gruppo o individuali in cui il professionista esegue 20 Kata, ovvero posizioni, davanti alla propria classe immersa fino a livello delle spalle e con l’utilizzo di musica rilassante a tema orientale. La respirazione è addominale, i movimenti di arti e tronco vanno eseguiti in modo lento e fluido cercando di creare vuoto mentale e, dunque, concentrandosi esclusivamente sul movimento.

Sono stati condotti studi scientifici in cui è stato utilizzato l’Ai Chi su persone con problemi linfatici, con osteoartrosi, con Parkinson, con Sclerosi Multipla, su anziani con problemi di equilibrio e paura di cadere. E sono stati raggiunti alcuni incoraggianti risultati, come una diminuzione della pressione sanguigna, maggior equilibrio, riduzione del dolore, maggior rilassamento muscolare e minor stress, grazie ad un attento esercizio respiratorio che aiuta a stimolare il sistema vagale.

E riguardo al Clinical Ai Chi?

L’Ai Chi diventa Clinical Ai Chi (CAC) quando il terapista in acqua modifica e adatta alcuni degli originali Kata sulle esigenze del paziente. È possibile introdurre anche resistenze galleggianti per portare la pratica da moderatamente aerobica ad un livello più intenso, se necessario. Oppure, se un paziente ha problematiche ad eseguire alcuni movimenti inerenti, per esempio al distretto spalla, il terapista potrebbe selezionare i kata più adatti al recupero della mobilità della spalla e renderli più ampi, più semplici o inventarne degli altri prendendo spunto dalla posizione originale.

Quindi è una disciplina per sportivi?

Non solo, il Clinical Ai Chi può essere seguito da qualunque persona con problematiche neuro-muscoloscheltriche. Infatti, anche se lo svolgimento di alcuni Kata può risultare faticoso a livello muscolare, il terapista li modificherà in base alle capacità ed esigenze del paziente.

In questo modo la disciplina svolta in Azimut Riabilitazione vuole supportare tutti quei pazienti che vogliano praticare attività fisica e di concentrazione mentale nella nostra vasca riabilitativa riscaldata. Tutti i pazienti - sportivi e non, giovani e anziani - possono giovare dal punto di vista bio-psico-sociale di questa pratica orientale portata in modo innovativo.

Le sessioni di Ai-Chi si svolgono il sabato mattina o in orari e giorni da concordare contattando la segreteria al numero 015 27098.

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Cos'è la sarcopenia, quali sono i sintomi e come può essere contrastata

Il termine "sarcopenia" deriva dal greco antico e precisamente da "sarx" che significa "carne" o "muscolo" e "penia", ossia "povertà". Quindi a livello letterale la sarcopenia è "povertà di carne" o "povertà di muscolo". Effettivamente si tratta di un processo inevitabile e connesso all'invecchiamento del corpo umano che comporta la perdita della massa e della forza muscolare.

Quando inizia questo processo?

Stando ai dati forniti dalla Fondazione Internazionale di Osteoporosi (IOF), il declino muscolare correlato alla sarcopenia inizia intorno ai 40-50 anni, con un ritmo dapprima lento e che a partire dai 60-70 anni diviene più incalzante. Il ritmo di avanzamento della sarcopenia comporta ogni 10 anni la perdita di un 3-8% della massa muscolare.

Chi ne soffre maggiormente?

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la sarcopenia ha un impatto maggiore su soggetti sedentari e con abitudini alimentari inadeguate per la salute dei muscoli.
Ad esempio tra i fattori alimentari che possono favorire il processo ci sono: il consumo eccessivo di cibi che causano acidità come i fritti, il ridotto apporto di proteine e scarse concentrazioni di frutta e verdura.
Inoltre, è stata trovata una correlazione tra il basso peso riportato alla nascita e una maggiore perdita di tono muscolare in tarda età.

Quali sono le conseguenze della sarcopenia?

Questo processo connesso all'invecchiamento provoca:

  • atrofia muscolare, ossia riduzione del volume dei muscoli e del numero totale delle fibre muscolari
  • peggioramento della qualità del tessuto muscolare con una percentuale più alta di tessuto adiposo e fibroso
  • cambiamenti del metabolismo
  • maggior stress ossidativo a carico della cellula muscolare
  • aumento della fragilità dei muscoli.

Quali sono i sintomi più frequenti?

Questi cambiamenti provocano un costante senso di debolezza, perdita di resistenza al movimento, scarso equilibrio e tendenza alle cadute, andatura rallentata e difficoltà a svolgere anche le banali attività quotidiane. Tutto ciò influisce notevolmente sulla qualità di vita della persona anziana contribuendo a diminuirne l’autonomia.

Esiste un modo per contrastare la sarcopenia?

Trattandosi di un processo quasi fisiologico non esiste una cura medica, però è possibile attraverso vari rimedi naturali contrastare il declino della massa e della forza muscolare.
L'esercizio fisico costante e un'adeguata alimentazione sono le prime utilissime contromisure.

Su cosa si dovrebbe concentrare l'esercizio fisico?

È importante includere allenamenti per la forza e allenamenti per la resistenza che devono essere ripetuti almeno un paio di volte alla settimana.
Inoltre, devono essere coinvolti tutti i più importanti distretti muscolari: gambe, braccia, addome, petto, schiena e spalle.

Naturalmente prima di iniziare qualsiasi programma di allenamento, consigliamo al paziente di consultare il proprio medico di fiducia per capire quale sia l'attività fisica a lui più idonea.

Ad esempio, in Azimut Riabilitazione è il Medico Fisiatra a prescrivere - dopo la prima visita - il Progetto Riabilitativo personalizzato che si attuerà poi in un programma di riabilitazione vero e proprio. A questo punto la presa in carico sarà da parte del fisioterapista o del chinesiologo che, dopo aver valutato attentamente le capacità motorie del soggetto, stilerà un definito programma di esercizi, tenendo in considerazione le capacità e le richieste. Essendo fatto “su misura” per ogni paziente, potrà riguardare maggiormente l’attività aerobica piuttosto che il rinforzo muscolare, potrà essere proposto un percorso attivo in acqua (idrokinesiterapia) piuttosto che a secco. Anche il numero di sedute settimanali varia in base alle necessità e alle capacità del paziente.
In questo modo il paziente è coinvolto a 360° e, soprattutto, in modo attivo nel progetto riabilitativo che lo riguarda e che lo aiuterà a rallentare e gestire al meglio la sarcopenia.

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La capsulite adesiva spiegata dal fisioterapista Azimut Moreno Brustia

La capsulite adesiva, o frozen shoulder, è una delle più comuni cause di dolore e rigidità della spalla. Si sviluppa prevalentemente in soggetti di sesso femminile con età compresa tra i 50 e i 60 anni e, generalmente, viene colpito uno dei due lati senza particolari preferenze.
Sull’argomento abbiamo intervistato il fisioterapista Azimut Moreno Brustia.

Quali sono le cause?

È possibile classificare questa condizione patologica secondo due categorie, in base alle cause e all’insorgenza: la capsulite primaria che ha insorgenza più insidiosa e idiopatica (non è dovuta a cause esterne note, ovvero è apparentemente senza causa) e la capsulite secondaria che insorge generalmente in seguito a traumi o a una successiva immobilizzazione.

Quali sono le principali fasi della patologia?

In genere l’esordio e la progressione dei sintomi sono molto graduali, secondo tre fasi:

  1. Congelamento o stadio doloroso (3-9 mesi) in cui i movimenti sono possibili, ma molto dolorosi, e l’articolarità va man mano a ridursi.
  2. Spalla congelata o stadio di transizione (4-12 mesi) in cui si ha una riduzione del dolore, ma una forte limitazione dei movimenti (e un progressivo indebolimento muscolare).
  3. Scongelamento (12-24 mesi) in cui si ha un graduale miglioramento dei movimenti della spalla fino al recupero, parziale o totale, della funzionalità.

Qual è il percorso terapico corretto?

Le linee guida ufficiali per questo tipo di patologia propongono come trattamento un approccio multidisciplinare che combinano somministrazioni farmacologiche di corticosteroidi (infiltrazioni intra-articolari o terapia orale) e sedute di fisioterapia in cui si effettuano mobilizzazioni della spalla e stretching. In questo modo è possibile ottenere un miglioramento del dolore e della funzionalità della spalla a breve termine (4-6 settimane).

Può essere inoltre utilizzata come proposta riabilitativa l’idrochinesiterapia che, grazie ai benefici dell’acqua su un corpo in immersione e combinata con terapie corticosteroidee, si è dimostrata essere un importante trattamento molto valido di esercizio terapeutico attivo.

Qualunque sia l’approccio terapeutico scelto dal team multidisciplinare, è fondamentale in questa patologia un intervento tempestivo ad avvenuta diagnosi, in modo da limitare il dolore fin dalle prime fasi e mantenere una buona funzionalità di spalla in vista dei lunghi tempi di risoluzione propri della capsulite adesiva.
Infatti, anche se questa patologia viene classificata come autolimitante (ovvero con decorso positivo e risoluzione spontanea), è bene ricordare come una corretta gestione della sintomatologia e un approccio attivo riducano i tempi di guarigione, i costi e migliorino l’outcome finale del paziente affetto.

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Ginnastica correttiva: intervista a Chiara Minetto, Fisioterapista Azimut

Cos'è la ginnastica correttiva, quali sono le indicazioni e come si svolge una nostra seduta? Ce lo racconta Chiara Minetto, Fisioterapista Azimut da molti anni. 

Cosa si intende per ginnastica correttiva?

La ginnastica correttiva è il trattamento indirizzato all’età evolutiva, cioè la fase della vita che va dall’infanzia all’adolescenza, momento in cui si possono manifestare problematiche a carico della colonna vertebrale e degli arti legate alla crescita ossea.

Quando è indicata la ginnastica correttiva? 

La ginnastica correttiva viene prescritta dal medico fisiatra, a seguito di una prima visita specialistica, quando si devono trattare atteggiamenti posturali scorretti o vere modificazioni strutturali della colonna, come scoliosi, ipercifosi dorsale o iperlordosi lombare. Talvolta il problema si manifesta su altri distretti corporei, frequentemente si riscontrano patologie come il piede piatto o il valgismo di ginocchia. 

Come funziona l'organizzazione nel Centro Azimut?

La nostra presa in carico passa attraverso una visita medica iniziale.
Durante la visita il nostro medico fisiatra inquadra la problematica dal punto di vista medico oppure formula la cartella riabilitativa su indicazione di un medico specialistica (spesso un ortopedico che tratta patologie legate all’età evolutiva) che ha inviato il paziente da noi per svolgere la fisioterapia.
Segue poi una seduta individuale in cui un nostro fisioterapista imposta il lavoro in modo personalizzato sul bambino/ragazzo, per poi far sì che prosegua il lavoro in un contesto di gruppo con altri bambini o ragazzi.

Come si svolge una seduta di ginnastica correttiva in Azimut?

Nelle sedute i bambini/ragazzi lavorano sulla propria correzione posturale, andando a svolgere (e ad apprendere, per poi compiere qualche esercizio a casa in autonomia) esercizi che vanno a ripristinare e/o migliorare le giuste curvature della schiena. 

Nei pazienti con problematiche di piede piatto o di valgismo di ginocchia si lavora per correggere gli atteggiamenti scorretti dei piedi e delle ginocchia, con esercizi che hanno il focus su elasticità, forza, coordinazione ed equilibrio.

I soggetti che indossano il corsetto invece svolgono esercizi specifici sia tenendolo indossato sia rimuovendolo, come da indicazione ortopedica.

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Osteopatia pediatrica: quando può essere utile per il tuo bambino

L’osteopatia pediatrica è una branca dell’osteopatia che si occupa di trattare i bambini sin dai primi giorni di vita, sia per prevenire o risolvere disturbi sia per accompagnarli durante lo sviluppo motorio e posturale.

Osteopatia e bambini: l’approccio 

L’osteopatia pediatrica - specialmente quella neonatale -  fa uso di tecniche delicate, studiate appositamente per il corpo dei piccoli pazienti, che agiscono sul sistema muscolo-scheletrico e viscerale aiutando il bambino a lavorare nella sua migliore condizione.
Questo approccio coinvolge la manipolazione sia per la diagnosi che per il trattamento di problemi biomeccanici che riguardano tutti le parti del corpo. A questo si combina una conoscenza dettagliata dell’anatomia umana, della fisiologia e dei processi patologici, ma anche una profonda conoscenza dei metodi clinici classici e tradizionali. Il fine dell'osteopata è quello di utilizzare queste conoscenze per trattare manualmente i pazienti, anche bambini, promuovendo i meccanismi di auto-guarigione insiti nel corpo.

Il supporto dell’osteopata pediatrico ai neonati

Anche un neonato può aver bisogno di risolvere alcuni disturbi: infatti durante la permanenza nell’addome della madre e durante il parto, il bebè potrebbe riportare piccoli traumi.

L’osteopata pediatrico può essere di supporto in problematiche frequenti, ad esempio:

  • plagiocefalia posizionale, una deformazione del cranio di varia entità
  • torcicollo miogeno, una condizione che porta il bimbo a tenere il capo ruotato verso un lato e dimostra difficoltà a girarlo dall’altro
  • problemi di suzione, in particolare se la mamma riferisce difficoltà di allattamento, ragadi al seno o altre condizioni similari
  • coliche gassose, anche conosciute come coliche infantili, si manifestano nelle prime settimane di vita e comportano un forte stress per il neonato
  • reflusso gasteoesofageo, caratterizzato dalla risalita del latte dallo stomaco e conseguente rigurgito
  • disturbi del sonno.

Il trattamento osteopatico può essere d’aiuto anche nelle problematiche otorinolaringoiatriche - quali sinusiti, otiti, congestione delle vie aeree superiori - favorendo il drenaggio e riequilibrando lo stato dei tessuti interessati.

L’osteopatia in tutte le fasi dell’infanzia

Nei primi anni di vita e in età scolare, il supporto dell’osteopata pediatrico è molto efficace in caso di discinesie posturali, disfunzioni posturali legate all’appoggio del piede, problemi di occlusione dentale e disfunzioni della sfera oculare. Non solo, può anche aiutare il recupero a seguito di un trauma motorio legato ad attività ricreative e sportive che, se non trattate tempestivamente, possono alterare o condizionare il fisiologico processo di crescita.
Lavorando in sinergia con altri professionisti - ad esempio l’ortopedico pediatrico, l’ortodonzista e il logopedista, solo per citarne alcuni - l’osteopata può influire positivamente sulla condizione generale di salute del bambino.

Quando rivolgersi all’osteopata

L’osteopatia pediatrica può essere considerata una terapia preventiva molto efficace. Una valutazione generale fin dai primi giorni di vita è consigliabile per gestire al meglio lo sviluppo psico-motorio durante la crescita.

Cosa aspettarsi da una seduta osteopatica?

In Azimut quando l'osteopata incontra il vostro bambino per la prima volta ha già un quadro completo della situazione grazie alla valutazione effettuata dal fisiatra nel Progetto Riabilitativo.
A questo punto inizierà il vero e proprio trattamento osteopatico che chiaramente è personalizzato sull'individuo in risposta alle problematiche evidenziate.

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