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Sindrome del tunnel cubitale: riabilitazione o intervento chirurgico?

 

La sindrome del tunnel cubitale è una delle più comuni neuropatie “da intrappolamento”, seconda solo alla sindrome del tunnel carpale. Approfondiamo l’argomento con Moreno Brustia, fisioterapista Azimut nella sede di Biella. 

Ciao Moreno, quali sono le cause più frequenti? 

Questa condizione può essere causata da numerosi fattori, tra cui: 

  • irritazione cronica del nervo ulnare situato nel gomito
  • iperpressione nel sito di passaggio o trazione del nervo 
  • ipertrofia dei muscoli circostanti
  • modificazioni strutturali dell’articolazione

Alla base di questi fattori ci possono essere traumi - diretti o indiretti - e condizioni congenite, come ad esempio la deformità in valgo del gomito. Possono influire anche atteggiamenti posturali in flessione e movimenti ripetitivi che sollecitano eccessivamente il gomito e creano stress in valgo, come spesso accade agli atleti lanciatori. 

Sintomi e diagnosi della sindrome del tunnel cubitale, cosa puoi dirci?

I sintomi tipici di questa patologia includono: 

  • dolore alla faccia interna del gomito e/o dell’avambraccio 
  • formicolio e intorpidimento al IV e V dito della mano 
  • perdita di forza ai muscoli della mano innervati dall’ulnare 
  • possibili deformità posturali ad artiglio del IV e V dito della mano 

Dopo un’attenta e accurata diagnosi da parte del medico fisiatra, e in base alla gravità della condizione riscontrata, si può optare o per un trattamento conservativo o per un trattamento chirurgico. 

Quando è consigliato il trattamento conservativo e in cosa consiste il Progetto Riabilitativo?

È l’ideale in caso di irritazione nervosa acuta, ha un alto tasso di successo nella gestione di questa problematica ed è consigliato per un periodo di almeno 3 mesi
Nel Programma Riabilitativo vengono definite le modalità e le terapie consigliate:

  • periodo di immobilizzazione con tutore (di solito di 4-6 settimane)
  • modifica delle attività dannose in seguito ad una appropriata valutazione 
  • terapie farmacologiche antinfiammatorie 
  • mobilizzazioni articolari 
  • mobilizzazioni neurodinamiche 
  • elettroterapia (ultrasuoni) ed esercizio terapeutico

Uno dei punti fondamentali del progetto riabilitativo prevede la rieducazione al corretto utilizzo dell’arto colpito e la progressiva modificazione delle attività che possono aver provocato o acuito le problematiche. Il terapista si occupa di valutare la postura e i movimenti errati che vengono svolti nelle abituali attività quotidiane, rieducando quindi il paziente ad un corretto comportamento. Si affiancano, inoltre, il rinforzo muscolare e gli esercizi di recupero dell’articolarità. 

In quali condizioni si sceglie la chirurgia? 

Nel caso in cui il trattamento conservativo non apporti miglioramenti o qualora il grado di compressione sia troppo elevato, si consiglia al paziente una gestione di tipo chirurgica. 

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Calcio a 5: la riatletizzazione dopo la rottura del legamento crociato anteriore


Il calcio a 5, conosciuto internazionalmente come futsal, è uno sport ampiamente diffuso anche in Italia. Si caratterizza per un elevato ritmo di gioco su un campo ristretto, obbligando gli atleti a repentini cambi di direzione ad alta velocità. 
Com’è facilmente intuibile, gli infortuni sono simili a quelli del calcio a 11 e tra questi la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è uno dei più gravi e disabilitanti. 

In cosa consiste la fase di riatletizzazione?

Dopo aver portato a termine il programma riabilitativo post-operatorio, l’atleta deve percorrere un’ultima fase per poter tornare a praticare sport: la riatletizzazione.
Gli obiettivi sono: 

  • ritorno alle capacità atletiche e al livello di forza precedenti all’infortunio
  • recupero dei gesti specifici tipici del calcio a 5
  • prevenzione delle recidive di rottura 

Solitamente si occupa di questa fase un team di specialisti - composto da medico, fisioterapista e preparatore atletico - che lavora sinergicamente per definire gli esercizi sport-specifici più adatti che consentono il ritorno graduale allo sport.

Quali sono gli infortuni più comuni e cosa fare?

Per ciascuna delle situazioni di infortunio che elencheremo di seguito, vengono illustrati alcuni esercizi utili per limitare le recidive: 

  1. Cambio di direzione in fase difensiva: il ginocchio subisce uno stress in valgo con extrarotazione di tibia ad anca abdotta e intraruotata.
    Cosa fare: per far acquisire forza e controllo dell’anca, si consiglia l’utilizzo di una fascia elastica intorno alle ginocchia mentre si eseguono squat, leg press ed altri esercizi su tavolette propriocettive. 
  2. Atterraggio da un salto: solitamente si verifica a seguito di un colpo di testa, eventualmente con contatto diretto con un altro giocatore, e il conseguente atterraggio con l’anca intraruotata e il ginocchio in posizione di valgismo.
    Cosa fare: procedere progressivamente con esercizi sport-specifici che imitano l’infortunio. Inizialmente stacco e atterraggio vengono effettuati a due gambe, successivamente si potrà passare a stacchi bipodalici e atterraggi monopodalici, fino ad eseguire completamente l’esercizio con un solo arto. 
  3. Calcio del pallone: il movimento avviene spesso in situazioni di instabilità, a causa della velocità di gioco e degli spazi ristretti.
    Cosa fare: gli esercizi prevedono di colpire il pallone al volo con l’arto sano, mentre l’arto operato si trova in equilibrio su un piano instabile. 

Quando si può tornare in campo dopo la rottura del legamento crociato anteriore?

Solitamente si consiglia un rientro graduale all’attività sportiva. Per evitare recidive, il rientro definitivo in campo con il resto della squadra avviene dopo 6-8 mesi dall’infortunio.

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Quando è consigliabile rivolgersi al fisiatra?

Il percorso riabilitativo nei centri Azimut inizia con una prima visita fisiatrica che consente la corretta formulazione della diagnosi e definisce il Progetto Riabilitativo più adatto al paziente.
Scopriamo chi è il fisiatra e qual è il suo ruolo. 

Cosa fa il fisiatra? 

Il fisiatra è un medico specializzato in fisiatria - anche conosciuta come ‘medicina fisica e riabilitativa’ -, la branca della medicina che si occupa della terapia e della riabilitazione della disabilità al fine di garantire al paziente la più vasta autonomia possibile, compatibilmente con le sue possibilità fisiche, motorie e psicologiche. 
Il medico riabilitativo si occupa, quindi, della rieducazione funzionale di quei pazienti che hanno perso le loro abilità a seguito di traumi o patologie e che mostrano dei margini di recupero parziale o totale. Ad esempio, i pazienti con problemi e patologie di natura ortopedica, traumatologica, neurologica, reumatologica e angiologica, o che necessitano di riabilitazione in seguito ad un intervento chirurgico.
Possono essere impiegati le terapie fisiche, i farmaci, gli esercizi terapeutici a secco ed in acqua, l’utilizzo di tutori. 

Quali patologie cura il fisiatra?

Diagnosta e terapeuta, è preparato alla lettura e prescrizione di esami diagnostici atti ad individuare le corrette terapie in caso di: 

  • Infortuni articolari - ad esempio distorsioni, lussazioni e borsiti 
  • Tendinopatie - ad esempio tendinopatia della zampa d’oca
  • Infortuni muscolari - ad esempio contratture e stiramenti
  • Deformità della colonna vertebrale - ad esempio scoliosi  
  • Nevralgie, cervicalgie e lombalgie 
  • Sindrome da compressione nervosa - ad esempio sindrome del tunnel carpale 
  • Discopatie 
  • Artrosi - ad esempio artrite e gonartrosi
  • Malattie metaboliche delle ossa - ad esempio l’osteoporosi 

La visita fisiatrica

Chi si rivolge ad Azimut viene sottoposto ad una prima visita fisiatrica, essenziale per la diagnosi e la definizione degli obiettivi nel breve e lungo periodo, oltre che alla compilazione del Progetto Riabilitativo. 
Si inizia con una breve intervista relativa alla sintomatologia, che consente di avere un’idea generale della problematica, e si procede con l’anamnesi, ossia la storia clinica del paziente: si prendono in considerazione stato di salute generale, malattie sofferte in passato, abitudini di vita e lavoro, sport praticati, eventuali malattie ricorrenti in famiglia. 
Successivamente si passa all’esame obiettivo: tramite manovre apposite, il fisiatra esamina il paziente e ricerca sintomi correlati ad una specifica sofferenza dell’organismo. 
Dopo aver raccolto tutte le informazioni utili ed aver effettuato una diagnosi completa, eventualmente richiedendo ulteriori esami diagnostici (come la risonanza magnetica), il medico fisiatra definisce il programma riabilitativo e lo condivide con il paziente e con i collaboratori del Centro. 

Fisiatra, fisioterapista, ortopedico: le differenze 

Capita spesso di confondere queste tre figure professionali che, nonostante collaborino per una miglior riuscita del progetto riabilitativo, sono chiaramente diverse tra loro. 
La principale differenza tra fisiatra e ortopedico è in ambito terapeutico: entrambi sono medici specialisti nell’apparato locomotorio, ma mentre il primo si avvale esclusivamente di trattamenti conservativi, il secondo - medico chirurgo con specializzazione in ortopedia e traumatologia - ricorre talvolta a interventi chirurgici
Il fisioterapista invece, è un professionista sanitario che si occupa di riabilitazione motoria e neurologica. Non può quindi fare diagnosi, ma si occupa della parte operativa della riabilitazione, seguendo step-by-step il paziente e proponendo al medico diagnosta eventuali modifiche al progetto riabilitativo. 

Scopri i nostri medici fisiatri: https://bit.ly/FisiatriAzimut 

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Artrite reumatoide: i benefici derivanti dall’immersione in acqua

L’artrite reumatoide è una malattia reumatica sistemica che colpisce, solo in Italia, oltre 300 mila persone. Si stima che, entro i primi due anni dalla diagnosi, il 10% dei pazienti sviluppi un’invalidità grave e, dopo dieci anni, più del 50% abbia serie difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. 
Sicuramente una diagnosi precoce e una terapia appropriata permettono ai pazienti di rallentare il decorso della malattia. 

Quali sono le finalità del trattamento riabilitativo? 

La riabilitazione, abbinata al trattamento farmacologico che si avvale di diverse tipologie di farmaci, è fondamentale per: 

  1. Prevenire danni articolari e proteggere le articolazioni. Il paziente viene “educato” ad eseguire i gesti quotidiani nel modo corretto, se necessario con l’utilizzo di splint, tutori ed ausili specifici solitamente con impugnature modificate.
  2. Ridurre il dolore attraverso terapie fisiche come la TENS e la diatermia
  3. Migliorare e mantenere una buona funzionalità fisica 
  4. Favorire l’autonomia del paziente il più a lungo possibile

Perché l’idrokinesiterapia è importante per i pazienti con artrite reumatoide? 

L’immersione in acqua riscaldata, ad una temperatura di 33-34°C, permette di ottenere numerosi benefici: la semplice immersione è già terapeutica perché, grazie alla pressione idrostatica, ha un effetto drenante che aiuta a ridurre edemi o gonfiore. 
L’effetto pressorio e la temperatura dell’acqua poi, stimolano le terminazioni nervose periferiche agendo sulla percezione del dolore
Si ottiene anche una vasodilatazione che migliora il flusso di ossigeno verso i muscoli e favorisce la rimozione delle scorie. 
Da non dimenticare infine, che il corpo immerso riduce considerevolmente il suo peso, riducendo il carico di lavoro.

Come si svolgono gli esercizi in acqua e con che frequenza?

L’intensità dell’esercizio può variare sfruttando spinta di galleggiamento, altezza dell’acqua e velocità dei movimenti. Modulando l’esercizio ad hoc per il paziente, si ha la possibilità di lavorare in un ambiente atraumatico, senza produrre sollecitazioni dannose sulle articolazioni. 
La frequenza delle sedute di idrokinesiterapia viene definita in base alle condizioni del paziente e alla fase della malattia: normalmente richiede un impegno almeno bi-settimanale. 

Solitamente la terapia, sia a secco sia ad acqua, non si prolunga per lunghi periodi, ma si consigliano cicli brevi e ripetuti durante il corso dell’anno. Durante i periodi di fermo poi, i pazienti possono svolgere degli esercizi di mantenimento da eseguire comodamente a casa. 

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Tu al centro della nostra attenzione: l’approccio di Azimut alla riabilitazione

Siamo un centro riabilitativo con oltre 30 anni di esperienza, specializzati nella rieducazione e nel recupero funzionale.

Un team di esperti per la tua salute

Un team di oltre 50 professionisti - tra cui fisiatri, fisioterapisti, osteopati, chinesiologi e medici dello sport - collaborano durante tutta la durata del progetto riabilitativo per offrire al paziente un percorso completo studiato appositamente sulle sue esigenze. 
L’aggiornamento continuo del nostro team altamente qualificato e l’utilizzo di apparecchiature all’avanguardia ci consentono di offrire opportunità terapeutiche in diversi ambiti: sportivo, geriatrico, pediatrico e neonatale, nelle patologie ortopediche, neurologiche, cardiovascolari, respiratorie e reumatiche. 

Tutti per uno, uniamo le nostre competenze per te

È importante che ogni paziente sia considerato nella sua globalità, ascoltato e supportato durante tutto il processo di guarigione. Il nostro approccio è multidisciplinare: l’intervento e la collaborazione di differenti figure professionali ci consente di agire su problematiche legate alle fasi della vita - ad esempio durante la gravidanza - o in situazioni di emergenza (a seguito di traumi, incidenti, dolori cronici etc.). 

Abbiamo un unico obiettivo comune: offrire soluzioni personalizzate per un benessere duraturo.

Costruiamo insieme il tuo percorso terapeutico

Il percorso terapeutico in Azimut inizia con la visita fisiatrica, utile per formulare una corretta diagnosi e per definire il progetto riabilitativo. La visita è affidata ad uno dei nostri medici fisiatri che conosce le potenzialità terapeutiche dei vari trattamenti disponibili e le differenti specializzazioni dei professionisti. Definite le linee guida della riabilitazione, il fisiatra condivide le sue ipotesi di lavoro con il paziente e con il il team Azimut. 
A questo punto iniziano le terapie, scadenziate con appuntamenti che tengono conto delle possibilità fisiologiche di recupero. Il programma riabilitativo solitamente comprende sedute multidisciplinari con il coinvolgimento di vari terapisti e strumenti. Ad esempio si alternano sedute di terapia manuale, terapie fisiche (ultrasuoni, tecar, etc.) e ginnastica in palestra o in acqua. 
L’avanzamento del processo di guarigione è monitorato da visite di controllo mirate, che possono confermare l’avanzamento del percorso riabilitativo o prevedere eventuali modifiche.
Il programma termina con la visita fisiatrica conclusiva, utile per valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per fornire consigli per un benessere duraturo. 

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L’importanza del trattamento riabilitativo nei casi di gonartrosi

La gonartrosi - o artrosi del ginocchio - è una delle malattie cronico-degenerative che colpisce maggiormente le persone anziane. Insieme all’artrosi all’anca, costituisce circa l’80% dei casi di osteoartrosi in Italia.

Quali sono i sintomi e le cause?

Solitamente i pazienti manifestano dolore, gonfiore, calore e limitazione funzionale nelle attività quotidiane. 
Le cause più comuni di degenerazione osteocartilaginea possono essere: età, morfologia degli arti inferiori (ad esempio ginocchio varo o valgo), obesità, usura causata da attività lavorativa o sportiva e traumi pregressi. 

La riabilitazione richiede una combinazione di trattamenti e figure professionali: quali sono?

Il trattamento comprende una terapia farmacologica e un programma riabilitativo completo di terapia manuale e strumentale, oltre ad esercizi terapeutici a secco e in acqua. 
Nell’impostazione del trattamento inoltre intervengono diverse figure: il fisiatra e il reumatologo sono responsabili di definire una corretta diagnosi clinica ed impostare il Progetto Riabilitativo, il fisioterapista invece effettua una valutazione funzionale e definisce il programma di trattamento. 
Nei casi in cui il trattamento conservativo non è sufficiente si ricorre spesso alla chirurgia ortopedica

Su cosa si basa il programma riabilitativo?

Viene impostato in base al grado di degenerazione osteocartilaginea e alle lesioni associate, allo stadio della malattia, al profilo muscolo-scheletrico e alle eventuali terapie già effettuate o in corso. 
In una prima fase l’obiettivo è ridurre la tumefazione, il dolore e favorire il recupero dell’articolarità passiva. Si utilizzano infatti terapie fisiche - come la diatermia (tecar) e gli ultrasuoni - e il trattamento manuale, fondamentale per la mobilizzazione articolare e il rilassamento dei tessuti molli periarticolari. 
Nelle fasi successive si lavora per incrementare il tono del trofismo muscolare, per migliorare la propriocezione e la flessibilità, tramite esercizi specifici a secco e in acqua. 

L’idroterapia può essere di supporto? 

Assolutamente sì, rappresenta una parte importante del trattamento: crea le condizioni ideali per effettuare esercizi specifici senza sovraccaricare l’articolazione e, quindi, senza provare dolore. 

Cos’altro può aiutare il paziente?

Si consigliano esercizi terapeutici da svolgere autonomamente a casa, se possibile con l’ausilio di elastici o piccoli pesi. In aggiunta, il paziente deve essere istruito a seguire norme comportamentali favorevoli per il suo benessere: evitare attività che possono riacutizzare il dolore, mantenere una postura corretta e il peso corporeo sotto controllo. 
In alcuni casi è altrettanto utile consigliare plantari o ginocchiere che possono migliorare la distribuzione del carico articolare. 

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